Paura e Delirio nell'Organizzazione

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Fan Fictions Contest: Summer Edition - Elaborati
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 25/12/2009, 22:03


Postate qua i vostri elaborati per il Fan Fictions Contest!
Avete tempo fino al 22 agosto per postare.


Regolamento:

CITAZIONE
Tema: la storia può riguardare solo la saga di Final Fantasy, quella di Harry Potter o un qualsiasi anime/manga. I partecipanti potranno scegliere tra 4 temi possibili:
- tradimento (non solo tra amanti, ma anche tra familiari, amici e via dicendo)
- nebbia
- il momento opportuno
- fine estate

Pairing: Vietati i pairing canon o quelli troppo gettonati dal fandom. Alla fine delle regole troverete sotto spoiler le coppie di Final Fantasy, Harry Potter e dei principali anime/manga che non potete usare): sbizzarrite la vostra fantasia! Sono ammessi anche pairing Cross-Over. Nel caso la lista in fondo non dia indicazioni riguardo l'anime/manga di cui volete scrivere, mandatemi un MP e aggiornerò la lista con tutte le coppie vietate di quell'anime/manga.

Lunghezza: minimo 500 parole, massimo 27690 caratteri spazi inclusi. Viste le limitazioni, la fan fiction dev'essere one-shot.

Rating e genere: NON sono accettate le storie stile copione e le parodie (intese come opere fortemente ispirate ad un pezzo di film/libro/altro). Non sono accettate fan fiction in stile sms. Per il resto sono ammesse storie di qualsiasi genere e con rating al massimo arancione. E' vietato l'uso del beta-reading e, nel caso si vogliano utilizzare personaggi originali, questi devono avere un ruolo secondario e non possono essere i protagonisti.

Presentazione: La fan fiction deve essere presentata in questo modo:
- nickname dell'autore
- titolo della fan fiction
- titolo dell'anime/manga/videogioco/Harry Potter di cui tratta
- tema scelto
- personaggi principali
- rating
- genere
- avvertimenti
- breve descrizione dell'elaborato

Penalità:
- 1 punto in meno per uso smodato di faccine
- squalifica per le fan fiction plagio
- 2 punti in meno per fan fiction stile copione o con linguaggio sms

Pairing messi all'indice
Final Fantasy IV
Cecil/Rosa
Edge/Rydia
Kain/Rydia
Edward/Anna

Final Fantasy VII (incluso AC e DoC)
Cloud/Tifa
Cloud/Aeris
Tseng/Aeris
Vincent/Lucrecia
Vincent/Yuffie
Sephiroth/Cloud
Zack/Cloud
Cloud/Kadaj

Final Fantasy VIII
Squall/Rinoa
Squall/Quistis
Irvine/Selphie
Cid/Edea
Laguna/Raine
Seifer/Rinoa
Seifer/Squall
Seifer/Zell

Final Fantasy IX
Gidan/Daga
Kuja/Gidan
Gidan/Eiko

Final Fantasy X e X-2

Tidus/Yuna
Fratello/Yuna
Seymour/Yuna
Yuna/Leblanche
Gippal/Rikku
Shuyin/Lenne

Final Fantasy XII

Gabranth/Basch
Balthier/Ashe
Rasler/Ashe
Balthier/Vaan
Vaan/Penelo
Balthier/Fran
Larsa/Penelo

Harry Potter
Harry/Ginny
Ron/Hermione
Draco/Harry
Sirius/James
Sirius/Remus
Arthur/Molly
James/Lily
Severus/Lily
Remus/Tonks
Neville/Luna
Lucius/Narcissa
Sirius/Severus
Severus/Harry
Hagrid/Maxime
Krum/Hermione
Harry/Cho
Cedric/Cho
Charlie/Fleur

Death Note
Light/Misa
L/Light
Matt/Mello
Mello/Near
Higuchi/Misa

Naruto
Naruto/Sakura
Naruto/Hinata
Naruto/Sasuke
Sasuke/Itachi
Kakashi/Iruka
Sasuke/Karin
Asuma/Kurenai
Orochimaru/Anko
Naruto/Gaara
Sasuke/Ino
Zabuza/Haku
Kakashi/Obito
Kakashi/Sasuke

Soul Eater
Soul/Maka
Stein/Medusa
Stein/Marie
Giriko/Justin
Krona/Maka
Stein/Spirit
Black Star/Tsubaki
Giriko/Arachne
Ashura/Arachne

Bleach
Ichigo/Rukia
Ichigo/Orihime
Ulquiorra/Orihime
Hitsugaya/Matsumoto
Hitsugaya/Hinamori
Aizen/Hinamori
Renji/Rukia
Renji/Ishida
Ichigo/Grimmjow
Kenpachi/Noitra
Aizen/Tosen
Kisuke/Tessai
Matsumoto/Orihime
Yoruichi/Soifon
Nel/Orihime
Apache/Mila Rose

Kuroshitsuji
Sebastian/Ciel
Sebastian/Grell
Undertaker/Grell

Hatsune Mix
Len/Miku
Miku/Kaito
Rin/Len
Kaito/Meiko

Nel caso vogliate scrivere una fan fiction romantica con pairing e l'anime/manga di cui volete scrivere non figura nella lista, siete pregati di mandarmi un MP. Grazie.

Partecipanti:
NAPOLIMANIA92
franky9397
Red Typhoon Seppy
Eli-chan
-Antox
s i t h
Lardek'
Stuck93
DaggerXIV
Sashy~
knight94
k e y ,
Great Banjo™
Mihàel;
Hevanjeline
jiro55
† A n i s ~
xion,
falcediluna
Emanuel°.
_Kiubby_
SevyAngel
Iris_92
Odd 'em All

Edited by Kuroi the black - 22/8/2009, 20:00

E so il male che sto per fare, ma il furore in me è più forte della ragione
[Euripide]



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EFP
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Junjou Romantica Italian Forum
Hetalia Cosplay Project
P.D.O.
Kuroshitsuji Italian Forum
Il Club del Jod


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Io supporto la perifrastica passiva e la litote.
Affermo inoltre che giustamente gli uomini scagliano i cani nella regione e che Angst, Spleen, Love and Drugs è il mio stile di vita.
E per concludere, io venero la Cozza Viola del Giudizio, la quale presto sconfiggerà l'Invisibile Unicorno Rosa.



I crack pairing (senza sforare nell'OOC) sono le cose che amo di più, almeno quanto gli OC in Hetalia.
Supporto queste coppie (e molte altre), che hanno tutto l'amore che potrei dare loro:

[Final Fantasy XII]

Balthier/Larsa

[Hakushaku to Yousei]

Kaine/Edgar
Edgar/Raven
Kaine/Paul

[Axis Powers Hetalia]

Russia/Bielorussia
Russia/Prussia
Francia/Inghilterra

[Harry Potter]

Sirius/Severus
Tiger/Draco/Goyle

[Naruto]

Kakashi/Kabuto
Kakashi/Naruto

[Kuroshitsuji]

Sebastian/William
Undertaker/Ciel

[Jesus Christ Superstar]

Judas/Jesus
Pilate/Jesus
Caifa/Annas

[Soul Eater]

Giriko/Justin
Stein/Maka
Ashura/Kid

[Kingdom Hearts]

Xemnas/Zexion
Xemnas/Saix

[Junjou Romantica]

Haruhiko/Misaki

[Marilyn Manson]

Pogo/Tim
Manson/Ginger

[Storici]

Catilina/Cicerone
Caligola/Petronio
Petronio/Nerone
Seneca/Nerone
Nerone/Paolina
Seneca/Paolina
Eraclito/Parmenide
Parmenide/Zenone



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- nickname dell'autore: franky9397
- titolo della fan fiction: Pensieri di un pomeriggio estivo
- titolo dell'anime/manga/videogioco/Harry Potter di cui tratta: Final Fantasy 7
- tema scelto: fine estate
- personaggi principali: Aeris, Tifa
- rating: arancione
- genere: romantico, triste, introspettivo
- avvertimenti: One shot, Yuri, AerisxTifa
- breve descrizione dell'elaborato: una passeggiata sulla spiaggia a volte può riservare molte sorprese…

Pensieri di un pomeriggio estivo

Come ogni volta, sono cui con te sulla spiaggia ad ammirare il tramonto di fine giornata estiva. Quello purtroppo sarà il nostro ultimo tramonto da guardare insieme, e presto dovremmo separarci e non ci rivedremo più, forse per sempre…

Infatti, questo ultimo giorno d’estate sarà l’ultimo che condivideremo insieme, dato che l’anno prossimo andremo in scuole diverse e faremo conoscenze diverse, visiteremo posti diversi e forse vivremo in case diverse…

<a cosa pensi?> mi dici, vedendomi con lo sguardo perso nel vuoto
<al nostro futuro…> rispondo, con una punta di amarezza in bocca <o meglio, a cosa accadrà d’ora in avanti dopo questo ultimo giorno di estate, questo ultimo giorno insieme…> aggiungo, non distogliendo lo sguardo dal mare
<dovresti essere felice, perché oggi c’è un tramonto davvero stupendo, e poi cosa importa cosa accade domani?> ribatti, facendomi un sorriso molto dolce
<come posso essere felice se quello che accadrà domani mi appare come un incubo spaventoso? È una cosa che non posso accettare, non posso proprio accettarla> replico, soffocando a fatica le lacrime
<aeris…>
<tifa, da quando ti ho conosciuta e ci siamo messe insieme, ci siamo promesse che saremmo rimaste sempre insieme, e cosi è stato, ma ora come faremo? Io non sopporto l’idea di dirti addio>

Tu non dici nulla, ma in compenso mi dai un abbraccio consolatore e mi dici <so che questo cambiamento non te l’aspettavi e ti ha molto sconvolto il fatto che non potrai più rivedermi, ma dimentichi una cosa…> <cosa?> <che qualsiasi cambiamento, buono o cattivo che sia, va accettato, e quindi non devi spaventarti, ma devi solo accettare il cambiamento, e poi non è detto che non ci rivedremo ma più, ma è probabile che in futuro ci vedremo di nuovo> <e se non riesco ad accettare questo cambiamento?> ti domando incuriosita <non ti preoccupare, il tempo cambia ogni cosa, ma non il cuore> proferisci mentre mi dai un bellissimo bacio sulle labbra, per poi dire <e finché ci penseremo sempre, non ci scorderemo mai di noi e del nostro amore…>

Ti guardo negli occhi, dopodiché ti sorrido e ricambio il bacio, per poi dirti romanticamente <ti amo, Tifa, e ti amerò per sempre… accada ciò che accada> <anch’io lo farò, amore mio>

E dopo quelle parole, ci scambiamo un bacio bellissimo, uno di quelli che si potrebbero ricordare per sempre, poi tu mi guardi con malizia e mi abbracci, facendo appoggiare la mia testa su una tua spalla e facendomi sentire il dolce profumo del tuo corpo

<promettimi che qualunque cosa accada, penserai sempre a me> mi chiedi con tono triste
<si, Aeris, te lo prometto…> ti rispondo, ricambiando l’abbraccio

Rimaniamo abbracciate fino a quando non si fa sera, ed entrambe torniamo a casa. È vero, forse da domani non ti rivedrò più, ma siccome la ruota del Destino gira sempre, chissà, un giorno forse ci rincontreremo, e se accadrà, ti amerò sempre come il primo giorno

Edited by franky9397 - 18/7/2009, 14:02

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set condiviso by Em

I miei amiconi ^^
Eli-chan/Sephy/Seppy/Camy/Jiro/Neko/Mihael/Luke/Sashy/Antox/Miky/Lady Yaoi/Tif

Neko Friends Foverer :3 by Camy
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Dedica by Em
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Dedica by Anis
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le mie Fan Fiction:
Kingdom Hearts:
Il novizio dell'Organizzazione (conclusa)
Avventura sull'Isola degli Angeli (in corso)
Final Fantasy 7:
L'Angelo e il Demone (conclusa)
The True Love (temporaneamente sospesa)
Death Note:
Un San Valentino da ricordare (conclusa)
A New Friend (in corso)
 
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- Nickname dell'autore: SevyAngel
- Titolo della FanFiction: After the Rain
- Titolo dell'anime/manga/videogioco/Harry Potter di cui tratta: Death Note (anime/manga)
- Tema scelto: Nebbia (agente atmosferico)
- Personaggi principali: Mello, L
- Rating: Verde
- Genere: Triste, Introspettivo
- Avvertimenti: One-Shot
- Breve descrizione dell'elaborato: L'infanzia può essere dura, ma non è detto che non ci sia qualcuno che ti sostiene sempre...

After the Rain

“Sai, le goccie di pioggia sono le lacrime degli angeli…”

Non mi piace la pioggia.

“Se fai una cosa brutta, gli angeli piangono…”

Preferisco il Sole. E’ caldo, mi piace il caldo.

“Ma fuori è buio, c’è la nebbia…”

Mi sveglio. Dannatissimi tuoni, dannatissimi incubi. Mi porto una mano sugli occhi, sbucando fuori dalle coperte quasi come un automa. Guardo fuori dalla finestra: il cielo è ricoperto da nuvole nere. Ma quanto ci mettono a svuotarsi? Odio la pioggia, con tutto il cuore, mi fa sognare cose brutte. E io ho paura degli incubi, forse sono l’unica cosa che temo di questo mondo. Perché sono impotente davanti a loro.

Non ho controllo su di essi.

Ho sempre temuto di perdere la mia autorità, credevo che sarei morto solamente quando l’avessi consumata. Può bastare anche un piccolo passo falso per perdere il potere…

Potere? E’ questo quello che ho?

Ho sempre associato il potere al possesso. E io possiedo il timore dei miei compagni. Sì, perché se qualcuno di loro osa contraddirmi, allora io sono sempre pronto a piazzargli un bel pugno in faccia. Ma questo è Mello, e nessuno può farci niente, soprattutto io, che nei miei otto anni di vita ho sempre creduto che ci fosse un mondo a parte solo per me, un mondo racchiuso nella mia testa. Ho sempre sognato di essere il numero uno, il più temuto, il più forte. Ma come avrei potuto esserlo se avevo paura dei brutti sogni, come i mocciosi di due anni? Esco dal collegio, cominciando lentamente a bagnarmi, le goccie di pioggia che slittano lungo i miei pantaloni di pelle. E’ allora che vedo qualcuno, seduto sotto il grande ulivo del cortile. Qualcuno pazzo, di certo: stare sotto un’albero nel bel mezzo di un temporale, scalzo e in jeans e maglietta! Sembra molto più grande di me, deve avere all’incirca sedici anni. Mi avvicino a lui.

- Che ci fai qui? Ti prenderai un accidente! -

Quello per tutta risposta mi guarda. Gli scopro due enormi solchi neri, appena sotto gli occhi.

- Sì, hai ragione. In effetti fa freddo. -

Mi sta prendendo in giro? Io non ho paura di lui, sarà grande quanto vuole, ma un calcio non glielo leva nessuno. Tuttavia, mi limito a sedermi accanto a lui. Pareva il momento più assurdo della mia vita. Sotto quella pioggia, che rischiava di abbattere il tetto della mia fragilità, quel ragazzo mi abbracciò. Sentii il calore della sua stretta, una sensazione mai provata in vita mia.

- Mihael… -

Nel sentire il mio vero nome deglutisco.

- Guarda, ha smesso di piovere. Si sta alzando la nebbia. -

Mi guardo intorno. Mi accorgo di non essere mai stato così solo in vita mia, non ricordo di aver mai avuto così tanta paura!

- Ricorda sempre che oltre la nebbia c’è il sole, Mihael. -

Lo guardo stupito, mentre è impegnato ad assaporare un dolcetto sbucato da chissà dove.

- Sei destinato a grandi cose, non aver mai, mai paura delle tue debolezze… -


“Oltre la nebbia, c’è sempre il Sole…”


---SevyAngel---

Edited by SevyAngel - 14/7/2009, 17:13

^^Benvenuti nella mia firma^^

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Set by Doc Sbax



*°.IVALICE HIGH SCHOOL GDR.°*

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CODICE
<div style="float: left; margin-right: 4px">[size=23][IMG]http://i49.tinypic.com/2ahs4qo.jpg[/IMG][/size]</div>


LV: 1

PV: 56
PM: 12

Statistiche:

Attacco 4
Difesa 8
Att. Mag. 15
Dif. Mag. 14
Dif. Att. 6

Abilità:

Attacco: -5 PV
Energia: +15 PV

Equipaggiamento:

Ramo Bianco (Att. Mag. +10)
Toga Bianca (Dif. Mag +12; Dif. Att. + 3)

---

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Clikkate quì

Clikkate quì

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What Organization XIII Member Are You?

CITAZIONE
°*°Rita!°*° scrive:
I MIEI OCCHI SONO AMMALIATI DALL'IMMAGINE DI AKUUU!!*ç*

*°^^SevyAngel^^°* scrive:
*chiama oculista*
Anna: Pronto signor oculista?? Chiamo per Rita!*
Oculista: Mi dica signorina...
Anna: RITA HA GLI OCCHI AMMALATI!!!
Rita: =ç= HO DETTO AMMALIATI! NON AMMALATI!

CITAZIONE
Il 70% dei ragazzi ha affermato che il videogioco che preferisce è Grand Theft Auto: San Andreas. Il restante 30% dei ragazzi ha affermato che il videogioco che preferisce è Kingdom Hearts.
SE HAI INSERITO QUESTE STATISTICHE NELLA TUA FIRMA, SIGNIFICA CHE APPARTIENI A QUEL MISERO 30% DI PERSONE SANE DI MENTE

 
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Posto io la fan fiction di Emanuel, con cui mi ero messa d'accordo in precedenza, poiché doveva partire l'11 luglio e non faceva a tempo a postarla.


Autore: Emanuel°.
Titolo: Amore Eterno…?
Da: Fullmetal Alchemist (manga)
Tema scelto: Nebbia
Personaggi principali: Edward Elric, Greed.
Genere: Sentimentale\Introspettico
Avvertimenti: Paring GreedxEd
Breve Descrizione: durante un combattimento nasce un amore interrotto drasticamente.

Era lì distedo….in un mare di sangue…il suo Auto-Mail era distrutto...o meglio, glielo avevo distrutto. Eppure lui non si arrendeva, c’era qualcosa nel suo sguardo, ma cosa? Mi sentivo perso, non riuscivo a vedere davanti a m...era come se fossi immerso in un mare di nebbia...una fittissima nebbia....cos’è questa sensazione? Il giovane Alchimista si rialzò, venne verso di me e mi tirò un pugno: lo evitai per un soffio. Continuavo a ripetermi ‘’Cosa diavolo stai facendo Greed?!’’....ma non riuscivo a rispondermi. Alla fine riuscii a capire: provavo per quel ragazzo un sentimento enorme, un sentimento a me sconosciuto. Lo amavo. Ma come può un Homunculus amare un essere umano? Mi decisi. Dopo tutto la mia avidità non permette errori, fama, donne, soldi e anche l’amore, tutto deve essere mio. Il ragazzo dagli occhi dorati cercò di rialzarsi, ma io lo fermai e lo tenni fermo con le mani sul terreno di battaglia. << Maledetto bastardo!>>. Mi urlò contro. << Edward Elric!>>. Di conseguenza io urlai il suo nome, e senza pensarci lo baciai. Sentivo la nebbia svanire dalla mia mente.....la mia mano sinistra stringeva il suo malridotto Auto-Mail...era freddo, proprio come le sue labbra. Quel bacio durò un minuto scarso....ma sembrò l’eternità. << Greed....ma cosa....>>. Edward mi guardò, i suoi occhi luccicavano. Chissà cosa pensava di me.....ora.... < Ti amo Edward Elric >>. Fui un idiota, riuscivo a dire solo questo? <<greed.....in realtà anche io....GREED!!>>. Edward urlò...non feci in tempo a voltarmi, che una spada mi trafisse il collo. << Sei caduto davvero in basso mio caro Greed...>>. Era King Bradley......o meglio Wrath....mi prese e mi allontanò dal mio primo vero amore, e mi trafisse nuovamente... << Quante volte dovrò ucciderti per farti morire...eh Greed?...>>. La testa mi girò all’improvviso..svenni...ma prima di perdere i sensi riuscii a vedere quel piccolo viso angelico, gli sorrisi..caddi nuovamente in quella freddissima e infernale nebbia ....avevo tutto, per un istante avevo davvero tutto, ma lo persi...nel mio cuore inesistente sapevo che prima o poi ci saremmo riuniti...ci saremmo ritrovati, insieme, di nuovo.

E so il male che sto per fare, ma il furore in me è più forte della ragione
[Euripide]



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Io supporto la perifrastica passiva e la litote.
Affermo inoltre che giustamente gli uomini scagliano i cani nella regione e che Angst, Spleen, Love and Drugs è il mio stile di vita.
E per concludere, io venero la Cozza Viola del Giudizio, la quale presto sconfiggerà l'Invisibile Unicorno Rosa.



I crack pairing (senza sforare nell'OOC) sono le cose che amo di più, almeno quanto gli OC in Hetalia.
Supporto queste coppie (e molte altre), che hanno tutto l'amore che potrei dare loro:

[Final Fantasy XII]

Balthier/Larsa

[Hakushaku to Yousei]

Kaine/Edgar
Edgar/Raven
Kaine/Paul

[Axis Powers Hetalia]

Russia/Bielorussia
Russia/Prussia
Francia/Inghilterra

[Harry Potter]

Sirius/Severus
Tiger/Draco/Goyle

[Naruto]

Kakashi/Kabuto
Kakashi/Naruto

[Kuroshitsuji]

Sebastian/William
Undertaker/Ciel

[Jesus Christ Superstar]

Judas/Jesus
Pilate/Jesus
Caifa/Annas

[Soul Eater]

Giriko/Justin
Stein/Maka
Ashura/Kid

[Kingdom Hearts]

Xemnas/Zexion
Xemnas/Saix

[Junjou Romantica]

Haruhiko/Misaki

[Marilyn Manson]

Pogo/Tim
Manson/Ginger

[Storici]

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Caligola/Petronio
Petronio/Nerone
Seneca/Nerone
Nerone/Paolina
Seneca/Paolina
Eraclito/Parmenide
Parmenide/Zenone



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They can't tell me who to be, 'cause I'm not what they see.

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Ecco qui il mio lavoretto >_<

Disenchanted


- nickname dell'autore: † A n i s ~
- titolo della fan fiction: Disenchanted
- titolo dell'anime/manga/videogioco/Harry Potter da cui è tratta: Death Note
- tema scelto: Tradimento
- personaggi principali: Misa Amane, Matt
- rating: Verde
- genere: malinconico, introspettivo, dark
- avvertimenti: what if?; Angst (ma poco)
- breve descrizione dell'elaborato: A volte basta un incontro con la persona giusta, e la tua vita si stravolge...ma non sempre va a finire bene...



A volte per capire…per comprendere appieno il senso della tua vita…ci vogliono anni.
Certi non lo capiranno addirittura mai.
A certi, quelli più fortunati, basta incontrare la persona giusta.
È quello che penso, adesso, guardando il cielo, più vicina a lui di quanto sia stata mai.
È ciò che penso mentre il cellulare scivola dalle mie mani, incapaci improvvisamente di reggere quel peso.
E mi basta ripensare a quel…a quel suo volto magro, sorridente, quella sua voglia di vivere…
A quel suo sorriso sempre così aperto, sincero, più sincero di quanto io sia mai stata in tutta la mia vita.
A quegli occhi separati dal resto del mondo da due lenti arancioni, di una tonalità più chiara dei suoi capelli…
Dio, mi sento male…
Una lunga linea nera si disegna sul mio volto.
Una lacrima oscura, come me, separata da te che eri così puro, così…vivo.
Mentre io, e adesso lo so, non lo ero.
Non lo ero da molti anni.
E voglio solo urlare, gettare al vento sei anni di inutili parole…vorrei poter tornare indietro e ricominciare tutto.
TUTTO QUANTO.
Cambierei tutto della mia vita. Ho capito di aver sbagliato, ma adesso…
Adesso, io…
Il volto rigato di linee irregolari nere, lo alzo al cielo, sperando di trovare una ragione di vita in quel sole, in quelle nuvole.
E la trovo.
Trovo te.
Trovo i tuoi vizi, le tue manie, le tue barzellette, il tuo giapponese inceppato, così come i miei inutili tentativi di parlare inglese.
Lo sai, ho imparato solo tre parole.
Le uniche tre che servivano.
I love you.
In quel cielo io trovo le tue e le mie fughe da casa, le nostre serate fatte solo di abbracci e baci in un letto che avremmo voluto fosse nostro.
Avremmo voluto sentirci a casa.
Ma non poteva essere reale.
Nulla poteva esserlo.
In quei raggi che riflettono i miei occhi, io rivedo Mogi che si allontana…rivedo quel ragazzo impacciato venirmi addosso, imbarazzato…Rivedo le miei imprecazioni…
Rivedo i tuoi occhi dispiaciuti, come nudi di fronte a me.
Senza quegli occhiali, senza quella barriera dal mondo esterno.
Sì.
Non credo di essere l’unica che ti conosceva.
Ma sicuramente sono l’unica che ti abbia mai visto per quello che sei veramente.
Risento le tue scuse, i tuoi tentativi di scappare.
Mi rivedo mentre ti fermo e, il nocciola nel verde, ti chiedo chi sei.
Perché ti avevo già visto, e non solo una volta.
Mi seguivi, vero?
Ora so anche perché.
Non lo accetterò mai, ma era la tua vita.
E ora che so cos’ero io…
Mi rivedo, titubante, mentre penso che forse Mogi ci metterà più del dovuto, e decido che sì, potevo venire con te a prendere un caffè.
Potevo, ma soprattutto volevo.
In macchina, l’imbarazzo di non sapere cosa dirsi, di non avere un argomento comune.
Poi il caffè. Le spontanee chiacchiere, al tavolino di quel bar. Le risate nonostante tutto.
I cellulari messi in silenzioso che vibravano come impazziti.
I cuori che battevano, folli nel petto.
Le mani che scivolavano, insicure, timide.
Che si univano a metà tavolo.
Il tuo sorriso così…raggiante.
No, non raggiante. Direi quasi accecante.
E le uscite di casa, all’insaputa dei nostri carcerieri, i ritrovi in quello stesso bar…
Le mani man mano sempre più audaci, che lasciavano spazio alle labbra…
E poi, quella sera.
Era allora che tutto sarebbe dovuto cominciare, una nuova vita per entrambi, una decisione radicale, ma che avrebbe portato alla felicità…
E invece.
E invece niente.
Un sorriso stanco, oserei dire non tuo. Un bacio spento, senza sapore.
Le parole che trafiggevano il cuore.
‘Và. Torna in giappone. Ci sarò anche io, ma sarà per morire.’
Tu lo sapevi.
E questo, scusami, ma mi fa veramente incazzare.
Avevamo già deciso tutto. Organizzato tutto. Settimane di preparativi.
I biglietti, le valigie, la decisione negli occhi.
E invece, hai scelto lui.
E hai buttato via me.
Dopo quella maledetta sera, non ci siamo più visti.
Fino a quando ciò che avevi detto è diventato realtà.
Ed è stato solo quando ho visto che quel volto non mostrava alcun sorriso…solo allora ho capito.
Sono una grandissima…stupida.
Perché sarei potuta venire con te.
Perché avrei potuto aiutarti.
E invece ho pensato a me.
E tu, ora…di te rimane solo un ricordo.
E una sigaretta, non ancora spenta, una delle tante che la mattina, in hotel, ritrovavo nel posacenere, accanto a biglietti d’amore, pensieri dolci, regali, piccole delicatezze che davano senso alla mia giornata.
Che mi davano la forza di andare avanti.
Ma ora è tutto finito.
Ora, forse, è il momento di crescere.
È il momento di asciugare le lacrime ed accettarlo.
Mail Jeevas non c’è più.
Ma io lo porto nel mio cuore.
L’unico posto dove nessun migliore amico lo porterà via da me.
Adesso capisci, Matt?
Capisci perché odiavo tanto Kyomi Takada?
Non perché mi aveva portato via lui.
Perché mi aveva portato via TE.

…Forse, adesso, sarebbe meglio afferrare la tua mano.
E fare un passo avanti.
… … …
… … Sai, Light?
Io sono morta molto tempo fa.

APH | PDO
In you and I there's a new land Yeah Angels in flight My sanctuary, my sanctuary now Where fears and lies melt away Music will tie What's left of me What's left of me now I watch you fast asleep All I fear means nothing In you and I there's a new land Yeah Angels in flight My sanctuary, my sanctuary now Where fears and lies melt away Music will tie What's left of me What's left of me now My heart is a battleground You show me how to see That nothing is whole and nothing is broken In you and I there's a new land Yeah Angels in flight My sanctuary, my sanctuary now Where fears and lies melt away Music will tie What's left of me What's left of me now




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Status: Offline: ultima azione eseguita il 26/12/2009, 01:41


Autrice: Hevanjeline/NekoRika
Titolo della fan fiction: Ragnarok
Titolo dell'anime/manga da cui tratta: Soul Eater
Tema scelto: Fine estate
Personaggi principali: Death The Kid e Chrona (friendship)
Rating: Verde
Genere: Commedia, Introspettivo
Avvertimenti: AU, Flashfiction
Breve descrizione dell'elaborato: Una passeggiata al parco. Una storiella senza capo né coda, giusto un'idea che ho voluto mettere per iscritto per il puro gusto di scrivere qualcosa su Soul Eater.
Nota per il contest: Devo ancora trovare un programma che faccia il conteggio parole per Mac, quindi ho ripiegato in un servizio online. Secondo lui la fic non sfora, spero abbia funzionato bene.
Note: Per togliere subito il dubbio, in questa fanfiction Chrona è maschio. I motivi che, a mio parere, all'interno del manga, sostengono quest'ipotesi, sono i seguenti: in quanto figlio di Medusa, se Chrona fosse nato femmina avrebbe dovuto essere una strega (probabilmente). Aggiungiamo che quella delle streghe è una società prettamente femminile: se Chrona fosse stato una ragazza Medusa gli avrebbe fatto comunque tutto quello che gli ha fatto (la metto così per non spoilerare nulla)? E, per rispondere al fatto "indossa un vestito", non trovo così strano che, visto il contesto, Medusa abbia vestito da ragazza suo figlio. Ovviamente sono idee random, anche se sostengono questa teoria. A me piace sia l'idea di Chrona maschio sia quella di Chrona femmina, in questo caso gli spunti c'erano per il primo caso e così ho fatto.
Nel parlato Kid qui viene chiamato "Kiddo". Penso che i motivi siano più che comprensibili per chiunque abbia visto l'anime. Alla giapponese la pronuncia è "Kiddo", esattamente come quella di Soul è "Soru", e via dicendo. Finché si tratta di narrazione rimangono i nomi scritti come dovrebbero essere, ma, nel parlato, mi suonerebbe troppo strano sentirli chiamare all'occidentale.




"Ragnaroook! Rallentaa!"

Chrona camminava, o meglio, veniva trascinato lungo una delle strade del parco, un sentiero ricoperto dai ciottoli e dalle foglie cadute dai rami poco più in alto.
Sembrava tutto dipinto di marrone e rosso, quel giorno, e un vento freddo, seppur accennato, trasmetteva brividi non proprio piacevoli alle gambe nude.
Era bastata una settimana, forse persino meno, perché il verde lasciasse posto ai colori autunnali, perché le foglie scivolassero a terra, secche.
Scricchiolando sotto i piedi.
Sarebbe stato un bello spettacolo da osservare, da ascoltare.
Gli sarebbe piaciuto fermarsi su una panchina, cercando con lo sguardo gli scoiattoli tra le cime degli alberi, sedendosi a riposarsi, ma non poteva.

Le braccia erano indolenzite a son di strattonare, di tentare, con gran pochi risultati soddisfacenti, di tenere a bada Ragnarok.
Le gambe facevano male anch'esse, per il risultato del fare quella che avrebbe dovuto essere la passeggiata da casa fino al parco praticamente di corsa.
Per quanto ci provasse, e ci provava davvero, a gestirlo, non riusciva a fare nulla più del chiamarlo, il tono lamentoso, stanco, sperando che capisse, che gli desse tregua.
Non c'era modo di imporsi, probabilmente perché quel cane era grosso il doppio di lui, avrebbe potuto trascinarlo ovunque con il minimo sforzo.
Era stato il regalo di sua madre, Ragnarok, un regalo che lei gli aveva lasciato, imponendogli di averne cura, prima di sparire di casa per uno dei suoi viaggi, da cui non tornava da mesi.
Spesso pensava che Medusa avesse una vena di sadismo, più di una vena di sadismo in quello che faceva, ma era sua madre, la donna che l'aveva messo al mondo, ed era convinto che, seppur a suo modo, gli volesse bene.
Almeno un pochino.

"Ahhh, Ragnarok!"
Si sentì strattonare in modo particolarmente vigoroso, rischiando di finire a terra, tra le foglie secche.
Fece leva sul piede destro, rimettendosi in equilibro, guardando nella direzione verso cui il cane aveva iniziato ad abbaiare.

Death The Kid.
Il figlio del preside della loro scuola, un amico di Maka.
Lo skateboard sottobraccio, fissava con aria scocciata la rampa, il cui fondo era rimasto bagnato dalla pioggia del giorno precedente.
Lo vide sbuffare, a breve distanza, sicuramente pensando che era venuto fin lì per niente, mentre il grosso cane nero, pezzato in bianco, ancora abbaiava in sua direzione, con un'aria ben poco giocosa o socievole.

"Chrona...?"
Kid si voltò nella sua direzione.
Sarebbe stato impossibile non notarlo, non con Ragnarok che non ne voleva sapere di stare zitto.
Il figlio del preside si avvicinò -tanto con la rampa non avrebbe potuto farci proprio nulla quel giorno- soffermandosi ad osservare il suo abbigliamento.
Scarpe da ginnastica bianche, un paio di pantaloncini corti, dal taglio un po' troppo femminile, una maglietta nera che pendeva su una spalla.
Si conoscevano più che altro di vista, ma la sua famiglia aveva fatto alcune ricerche su di lui.

Era stata per lo più una cosa casuale, visto che Chrona si era trasferito a metà del secondo anno scolastico, ma ben presto erano sorte alcune stranezze.
Suo padre conosceva Medusa, l'aveva conosciuta ai tempi delle superiori che avevano frequentato nello stesso istituto, anche se in anni diversi.
Gli aveva raccontato di averla rincontrata qualche anno prima, e che lei gli aveva riferito di aver avuto una figlia.

Quella non era l'unica stranezza, c'erano altri dettagli, che suo padre non aveva voluto riferirgli.
Aveva avuto modo di capire che la donna era sicuramente un tipo eccentrico, che di tanto in tanto spariva di casa per periodi parecchio lunghi, che era un'artista di strada e che, nel suo ambiente lavorativo, si faceva chiamare "La strega".
Nulla di preoccupante, non fosse che, l'unica volta in cui aveva avuto modo di incontrarla, seppur da distante, ne era rimasto non poco inquietato.
Non avrebbe saputo spiegarne il motivo, era stata una sensazione, ma dal fatto che Chrona non parlasse mai di sua madre, che, come gli aveva riferito Maka, evitasse completamente il discorso, gli aveva lasciato intendere che probabilmente lui non era l'unico a vederla in quel modo.

Del resto non sarebbe stato così strano
.
Riportò lo sguardo sul grosso cane, sul vestiario di Chrona.
Sui pantaloncini in jeans, sulla maglietta che pendeva su una spalla... che pendeva su una spalla.
La consapevolezza gli bloccò ogni pensiero
, investendolo come un'ondata gelida.
Asimmetria!
C'era asimmetria ovunque!
La maglietta, i capelli... Persino i capelli!
Un ciuffo che si curvava leggermente a destra, un altro a sinistra.
Un ciuffo più corto, uno più lungo.
Era un disastro, un vero e proprio disastro
!
Aveva un assoluto bisogno di sistemargli quella cosa che forse qualcuno aveva avuto il coraggio di chiamare taglio di capelli.
Un assoluto bisogno
!

"Ehm... K-Kiddo...?"
Si riscosse, sforzandosi di non focalizzare di nuovo l'attenzione sull'assimetria, rincuorandosi nel pensare che un giorno, possibilmente il prima possibile, avrebbe sistemato il tutto.

E ora, cosa dire?
Non che in genere parlasse molto con Chrona, non che ci avesse mai parlato sul serio, sicuramente mai da solo.
"Liz e Patty non ci sono?" ascoltò il suo tono confuso.
In effetti in genere era sempre accompagnato da loro due, anche al parco.


"Tu vorresti che io venissi lì fuori? Con il tempo che c'è? Cosa ne sarebbe dei miei capelli?"
Le parole di Liz furono interrotte dalla risata di Patty, il tono bambinesco e per nulla trattenuto.
"Aah, ci mancava solo l'umidità! Già rimanendo qui in casa si sono gonfiati. Si sono gonfiati
mostruosamente!"
A dirla tutta lui non vedeva nulla di diverso.
"Per farla breve Liz ti sta dicendo di ficcartelo su per il culo lo skateboard!" il tono di Patty si mantenne divertito, intervallato da una risata.
"Veramente non ho detto niente del genere..." la più grande fissò la sorella, un cipiglio perplesso.



Questo sicuramente non lo avrebbe detto a Chrona.
"Ehm... Non avevano voglia di uscire..." il tono non troppo convinto, cercando la prima scusa credibile.

Fu in quel momento che, dopo l'ennesimo strattone, il guinzaglio sfuggì di mano a Chrona, liberando un Ragnarok ben lieto di scappare, correndo con una velocità a cui nessuno dei due sarebbe riuscito a star dietro.
"Ragnarok! N-non di nuovo!" il ragazzo lo fissò, lo sguardo perso.
"Torna qua! I-io... non so come comportarmi con questo!" Medusa lo avrebbe ucciso se non lo avesse ritrovato, ne era certo.
Kid sospirò, sconsolato.
"E' la prima volta che scappa?"
"N-no... Di solito torna a casa da solo dopo alcune ore, ma un paio di volte ho dovuto mettere volantini ovunque, e me l'hanno riportato dopo tre giorni... e dopo una settimana. S-se Medusa dovesse tornare..."
"Bene, cerchiamolo assieme."
"Assieme?"
Kid annuì, "Il tuo cane mi piace poco, ma in due probabilmente faremo prima."

Chrona sospirò, lasciandosi trascinare, questa volta dall'amico, alla ricerca del suo cane che, a dirla tutta, piaceva poco anche a lui.


Edited by Hevanjeline - 22/7/2009, 15:46

 
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view post Posted on 2/8/2009, 22:50Quote
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Searching For Someone To Heal My Broken Soul...

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Autore: Seppy (Red Typhoon Seppy)
Titolo della fan fiction: Sorrow - The Diary Of Vivi Orunitia
Tratto da: Final Fantasy IX
Tema scelto: Nebbia
Personaggi principali: Vivi Orunitia
Rating: Verde
Genere: Malinconico, Introspettivo
Avvertimenti: ///
Note: Le frasi di Quan non sono scritte in napoletano ma italiano per farsì che tutti potessero capirlo, anche perchè io non so il napoletano xD Inoltre ho aggiunto un disegno fatto da me tanto per ;P


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Sorrow - The Diary Of Vivi Orunitia
Chi sono...questa è una delle domande che continuo a pormi, giorno dopo giorno, perché non so proprio chi io sia. Respiro, mi nutro, mi piace giocare come tutti i bambini, ma non cresco e non ho l’aspetto di un umano.
Ricordo benissimo quel giorno, quando Quan mi salvò la vita, quest’inutile esistenza, e stranamente gli sono comunque grato. Mi pescò un giorno di sei mesi fa, nascosto in un fiume di nebbia, una coltre tanto fitta, come quella che annebbia la mia mente che non mi permette di leggere la mia memoria. Non ricordo chi io sia stato prima di essere salvato, come se la mia vita iniziasse proprio da quel giorno. Provo a ricordare il passato, quello che accadde alla mia nascita, ma niente, sempre un velo di nebbia che oscura tutto.
Ormai ho una vita nuova, il mio nome è Vivi Orunitia, e vivo con il mio nonnino Quan. Molte volte mi siedo sul pendio su cui mi trovò, e guardo continuamente di sotto notando solo nebbia, ormai m’immedesimo in essa, come se io stesso fossi fatto di quella roba.
Il mio sguardo era sempre triste, malinconico, anche di carattere ero molto timido e chiuso, cosi tanto che adesso sono balbuziente. Il nonnino quando mi vedeva così si preoccupava, si sedeva accanto a me, facendo respiri profondi. Mi metteva una mano sulla spalla, guardandomi negli occhi con quella sua buffa faccia, che quasi mi mettevo a ridere solo per quello. Senza che io gli dicessi nulla riusciva a capire cosa provavo, cosa pensavo, ma non era difficile da immaginare dopotutto.
“Devi capire che la vita è un dono e dobbiamo essere tutti felici di questo. E se esistiamo, è perché siamo destinati a grandi cose”. Questa frase mi rimase impressa nella testa, vivere era bello, ma soffrivo, sempre solo, senza amici, senza simili. Ognuno esiste perché è destinato a compiere grandi cose, quando gli chiesi cosa intendesse esattamente mi rispose con degli esempi alquanto particolari. “Vedi questa farfalla Vivi? Prima era un bruco, che non aveva uno scopo nella vita, ma ha lottato cosi tanto da diventare una bellissima farfalla. Ora sta compiendo il suo destino, ovvero rendere il mondo più bello”.
Forse sono anch’io un bruco che deve solo evolversi? Mi sento così inutile, non sono per nulla sociale, non sono bello come una farfalla, so solamente pensare. Alla mia età i bambini passano la maggior parte del tempo a giocare, mentre io penso, ecco un'altra cosa che mi rende “diverso”. Il nonnino mi diceva che pensare non vuol dire essere diversi, ma essere persone più mature e intelligenti. Mentre eravamo su quel pendio, gli dissi “Come puoi provare che esisti...? Forse non esistiamo...”, era una mia citazione si può dire, e lui sembrò deciso a farmi cambiare idea.
Un giorno mi fece entrare nella sua biblioteca, il nonnino era uno studioso di filosofia. Diceva che se studiavo tale materia forse potevo capire qualcosa di più sull’esistenza e mi avrebbe tirato su di morale. Passavo i giorni a leggere in quella biblioteca, grandi filosofi come Socrate o Platone, quell’argomento mi faceva sentire “vivo”. Secondo Cartesio il solo fatto di pensare prova la nostra esistenza, e questo mi faceva capire che sono qualcuno in questo mondo. Uno delle citazioni che mi colpì di più, però fu quella di Socrate: “Conosci chi sei e non presumere di essere di più”. Tornai dal nonno, chiedendogli come potessi scoprire chi ero, e lui mi rispose con una semplice affermazione: “Vivendo la vita”. Iniziai così a uscire di nascosto dalla grotta in cui vivevo con il nonno, facendo lunghe passeggiate nelle pianure dell’altopiano della nebbia. Rimanevo in piedi sul precipizio a osservare l’orizzonte e sotto i miei piedi, la nebbia, ormai non so se la odio o la adoro per quanto ci penso. Il tramonto, poi, è stupendo, mi riscalda il cuore al sol vederlo, una visione davvero bella e rassicurante.
Lì vicino c’era Toleno, la città dalla notte eterna che non dorme mai, sempre illuminata dalle luci, e con una visione delle stelle magnifica. Il nonnino mi diceva di non andare in quella città, perché era pieno di persone che non trattava per nulla bene coloro diversi da loro. Disobbedii e ci andai, dovevo vivere la mia vita e scoprire cose nuove, e quel giorno la mia vita cambiò radicalmente.
I bambini m’ignoravano, anzi, mi spingevano senza chiedere scusa, agli adulti non interessavo per nulla, tutti borghesi aristocratici. La città era colma di gente, ed io in mezzo a tutti loro mi sentivo completamente solo, una sensazione davvero dolorosa. Mentre ero lì a deprimermi in mezzo alla folla, alcuni bambini bulletti mi presero di mira, offendendomi con le parole più assurde che laceravano la mia anima sensibile. Non riuscivo nemmeno a piangere, non ho mai pianto, forse non ne sono capace, per questo non riesco a sfogarmi e sto male. Loro continuavano ed io decisi di farmi forza, dimostrare che ero qualcuno, uno di loro insomma.
Mi alzai e urlandogli di smetterla allungai le mani: da esse si creò una sfera di fiamme che andò contro una cassa, prendendo fuoco. I bulletti scapparono, io caddi a terra incredulo, mi guardavo le mani e tremavo, che razza di mostro ero? Tornai a casa il più in fretta possibile, spiegando al nonno cos’era successo, che dalle mie mani era uscito del fuoco vivo. Saggio com’era, seppe darmi una spiegazione: io ero in grado di utilizzare la magia nera, un’arte oscura molto potente. A sentirla mi sembrava una maledizione, mi sentivo una persona cattiva ed io non volevo affatto esserlo. A quel punto il nonno mi mise le mani sulle spalle e disse “La magia nera è un dono e sarai tu a decidere se usarla per il bene o per il male”. Quelle parole mi furono di conforto, ma avevo paura di non poter controllare la magia, potevo recare danni a me e agli altri. Dopo quel giorno non utilizzai più la magia, preferii vivere senza farne uso, ed ero ancora lontano dallo scoprire il motivo della mia esistenza.
Una notte il nonno mi salutò e prima di andarsene mi disse “Ti voglio bene Vivi...spero veramente che tu possa trovare la tua ragione di vita, come io trovai la mia”.
Questo accadde una settimana fa.
L’indomani mi svegliai e scoprii una cosa spiacevole, che mi fece sentire “morto”. Il nonnino continuava a dormire e nemmeno scuoterlo o urlare lo faceva muovere, purtroppo era deceduto. Non volevo crederci. Corsi sul pendio e lì finalmente, per la prima volta nella mia esistenza, piansi lacrime di dolore. L’unica persona che mi amava, che credeva in me, che mi aveva convinto a vivere e andare avanti, ora era morta.
Con forza e rammarico spostai il suo corpo e lo seppellii appena fuori dalla grotta, inginocchiandomi sulla sua tomba e piangendo ancora. Non dimenticherò mai le sue ultime parole, quelle che mi disse la sera prima di andarsene, lui aveva trovato la sua ragione di vita, ora toccava a me, ma non mi sentivo per nulla pronto. Continuai a rimanere triste, non mangiavo più per il dolore, ormai non avevo più voglia di vivere, e fu allora che avvenne un vero e proprio miracolo. Mi apparve lo spirito del nonnino, arrabbiato perché continuavo a piangere più del dovuto, ma io cosa potevo fare? “Non piangere Vivi, sii uomo. Il mio destino era di salvarti e crescerti, ora voglio che tu impari a vivere da solo, non rendere la mia morte invano”.
Dopo quelle parole lo spirito scomparve, non so se fosse un sogno o una vera apparizione, ma fu grazie a quelle parole che decisi di viaggiare. Andai a Toleno, ormai non avevo più ragione di stare nella grotta completamente solo, dovevo trovare la mia ragione di vita. Lì incontrai un uomo, vendeva un biglietto per una commedia teatrale intitolata “Voglio essere il tuo passerotto” di Lord Avon. Non ebbi mai la possibilità di vedere un’opera, inoltre nel prezzo era incluso anche un viaggio per Alexandria, una delle capitali del mondo. Decisi di comprarlo, ormai ero indipendente, e fu cosi che il mio viaggio incominciò.
Domani partirò per il viaggio per cercare il mio destino, e quando lo avrò trovato e compiuto lo scriverò qui, su questo diario...

*tre anni dopo*

Ormai sono tre anni che viaggio e finalmente posso dire di essere felice.
Ad Alexandria conobbi delle persone davvero buone, che per la prima volta mi considerarono un amico, portandomi con loro. E fu durante il viaggio con loro che scoprii chi ero veramente: un pupazzo creato da Kuja per distruggere il mondo e portare il kaos, creato dalla nebbia.
Questo inizialmente mi fece star male, scoprire che la mia esistenza aveva puramente scopi malvagi era inaccettabile. Grazie ai miei amici, però, ho capito che ero una persona libera, potevo decidere io il mio destino, e cosi scelsi di lottare con la mia magia nera per salvare il mondo.
Chi sono? Sono Vivi Orunitia, il piccolo maghetto nero balbuziente che ha salvato il pianeta dalla distruzione, il cui nome rimarrà nel corso della storia e che ha trovato finalmente la sua ragione di vita, la sua felicità...


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~Sexy
~E
~Perennemente
~Puccioso
~Yattà! x3


Set by Tif




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Sign By Me ù.ù
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Sign By Doc. Sbax ù_ù
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Sign By Zack
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Sign By Sith <3
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Sign By °Giulia =D

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Fan Fiction:
Original:
-Dead Man Can Walk (In corso)
-When I Was Alive... - Memories Of Dead Man Can Walk (3° Posto FFWF)
-Divenire - I Pensieri di un Pianista
-Bittersweet Romance - Love Story #1
-Alo
Final Fantasy IX:
-Sorrow - The Diary Of Vivi Orunitia (3° Posto PDO)
-Arrogance - The Diary Of Amarant Coral
-Solitude - The Diary Of Eiko Carol
One Piece:
-OTel Piece (In corso)

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view post Posted on 9/8/2009, 23:49Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 26/12/2009, 00:07


- Nickname dell'autore: Sashy~
- Titolo della fan fiction: Traitor
- Titolo dell'anime/manga/videogioco/Harry Potter di cui tratta: Kuroshitsuji
- Tema scelto: Tradimento
- Personaggi principali: Madame Red, Grell
- Rating: Giallo
- Genere: Triste, Introspettivo
- Avvertimenti: One-shot. La storia Ë narrata da un personaggio esterno, ma si attiene solo al ruolo di narratore.
- Breve descrizione dell'elaborato: In quessto racconto cerco di far rimanere il lettore con la rabbia dentro. Chiunque conosce la storia di Grell e Madame Red conosce l'ingiustizia dei gesti qui descritti.

Traitor.

Camminava, ormai guarito dalle ferite, nel suo territorio, il suo mondo, dove le anime da lui uccise barcollavano nella nebbia. Non è cambiato niente da allora: quando Grell va visitarle, le anime pregano pietà, ascesa al paradiso, ma lui non le lascia mai andare.
« Sciocchi! Vi siete macchiati di rosso e ora tacete! » dice ogni volta. Io dentro di me sento che quella voce dittatoriale è forzata: ricordo bene che nella mia vita lui era sì, un pazzo bisessuale sadomasochista, ma l’allegria e la bravura non erano qualità per lui inesistenti, né tantomeno trascurate.
Un po’ saltellando, un po’ camminando, lo vidi muoversi velocemente nella nebbia, fino ad arrivare ad uno dei pochi angoli chiari, dove solo un’anima, dalla mente oscurata, osava andarci.
Era lei, Madame Red: la donna maledetta, destinata a bruciare nell’animo per ira e dolore, tradita dal suo partner, comune a tutti noi. Il suo corpo era coperto da un velo rosso: rosso come la sua pelle, macchiata del suo stesso sangue.
«Oh, Madame Reddo –ci tengo a ricordare il modo in cui la nominava– , sei ancora turbata?»
Madame Red gli era di spalle. Era seduta con le gambe posate verso sinistra, e teneva la testa bassa, verso il terreno.
Grell si avvicinò al suo corpo e, come lui s’inginocchiò, Madame Red cadde su di lui: i suoi occhi erano aperti, ma con uno sguardo diretto al vuoto. Vedevo il mio amato Shinigami sfiorarle i fianchi, l’utero, per poi accarezzarla dolcemente sulla pancia.
«Stai tranquilla, vedrai che ti passerà. Tutto passa, Amore mio.»
D’un tratto vidi gli occhi di Madame Red diventare sempre più nitidi, vivi. Erano pieni di rabbia. Le sue mani stringevano la stoffa della camicia di Grell con gran forza.
«Traditore» cominciò a dire, con le lacrime agli occhi «Traditore, sporco traditore.»
Grell fece un sorriso malizioso e, con le mani, prese per i capelli la testa della donna e l’avvicinò alla sua.
«Traditore?! Io sarei un traditore?! Solo perché ti ho uccisa nel momento più opportuno?!»
Ancora adesso rimpiango di non aver suggerito allo Shinigami di cambiare “il momento più opportuno” con “il momento più conveniente per me”.
«Ti chiarisco bene una cosa, amata Madame Reddo: la vera traditrice sei stata tu.» Grell sorrideva maliziosamente, mentre Madame Red piangeva « Sei Tu che hai organizzato tutti quei piani, sei tu che hai voluto uccidere le donne che si fidavano di te come medico, sei tu che hai mentito a tuo nipote che consideri tuo figlio: eri persino sul punto di ucciderlo!»
Provai disprezzo per lui. Quella povera donna, che ha dovuto subire la solitudine eterna, si è pentita all’ultimo dei suoi peccati, amando suo nipote con tutto il cuore e versando l’ultima lacrima per sua sorella, per il suo amato cognato e per tutte le vite che ha ucciso: quelle delle donne e dei rispettivi figli ancora in grembo.
Lui, invece, l’aveva invogliata ad uccidere, per poi infine tradirla, uccidendola.
Grell avvicinò le sue labbra all’orecchio della donna.
«Ciel non è triste neanche un po’ per la tua morte.» bisbigliò «Sei sola, come hai scelto tu di essere.»
Madame Red cadde in disperazione. Urlò, per poi sdraiarsi con forza sulla nuda terra e piangere.
Grell sì alzò e, voltandogli le spalle, camminò piano verso un’altra via.
«Ti passerà, vedrai.» disse dolcemente «Tutto passa, amore mio. Tutto passa.»

Io, al contrario delle altre anime, tendo spesso a dimenticare ogni minuto che scorre nel mondo degli Shinigami. C’è però questo momento preciso che non dimenticherò mai: un momento dove compresi che, in realtà, il vero traditore non avrebbe mai sofferto, grazie la sua sporca coscienza.


«Mi hai deluso, Madame Reddo!
Non mi interessa, sei proprio come le altre donne!»

 
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Summer Contest

> Nickname dell'autore: _Kiubby_
> Titolo della fanfiction: La Mano Della Morte e Il Divoratore Di Anime
> Titolo dell'anime/manga/videogioco/Harry Potter di cui tratta: Soul Eater
> Tema scelto: Nebbia
> Personaggi principali: Black Star ; Soul Evans (Friendship)
> Rating: Verde
> Genere: Introspettivo; Malinconico
> Avvertimenti: nessuno
> Breve descrizione dell'elaborato: Quando si hanno problemi molto importanti contro cui combattere, dimentichiamo sempre di guardarci intorno e raramente ci rendiamo conto che spesso altre persone si trovano in situazioni simili alle nostre. In un preciso momento dell’anime di Soul Eater questo accade. Soul e Black Star sono entrambi in crisi perché non si sentono abbastanza forti e non riescono a superare i propri ostacoli personali. Nello stesso istante sono entrambi molto lontani tra di loro, ma stanno vivendo le stesse esperienze poco prima dello scontro col Kishin, prima ancora che Black Star impari ad usare Tsubaki in modalità Spada Demoniaca, quando il sangue nero sta prendendo possesso di Soul senza che lui se ne renda conto. Due anime che devono crescere, due anime che devono imparare a combattersi per se stessi. Entrambe perse nella nebbia dove una scelta sbagliata li ha abbandonati.
> Note: Rileggendolo, mi è venuto il dubbio che questa fanfiction venga considerata OOC, ma sinceramente non sono dell'idea. Per questo non l'ho messo tra gli avvertimenti. Sono sinceramente convinta che sia possibile che entrambi pensino queste cose :3



N.B.
Testo sottolineato è il pensiero di Black Star.
Testo corsivo è il pensiero di Soul.
Testo sia sottolineato che corsivo è un pensiero comune.

La Mano Della Morte e Il Divoratore Di Anime.

Guardatemi. Guardatemi tutti, non permettetemi di distogliere il mio sguardo dall’obiettivo. Finché avrò persone che mi guardano sarà semplice andare avanti sentendomi un dio. Sentendomi vivo. Quindi guardatemi, guardatemi tutti e stupitevi. Perché io sarò colui che sorpasserà gli dei.

Passa un giorno dopo l’altro, comincio ad immergermi in pensieri che forse non mi appartengono, in lontananza un suono persistente mi chiama dai recessi della memoria. Lo sento suonare, il mio pianoforte, sento le mie dita che si abbattono con rabbioso coinvolgimento sui tasti lisci e gelidi dello strumento, ogni nota concatenata alla successiva nel suono malinconicamente spettrale che produco. Sono io a creare la musica ed a inabissarmi nei suoi recessi. Io sono la mia musica, la mia anima risuona di questo urlo senza parole che mi scuote. E una risata sghignazzante assiste al mio concerto.

Io sono il grande Black Star, terrore dei nemici, portentoso talento assassino! Allora perché non riesco a tenere in mano quella stramaledetta spada? Perché non posso utilizzare il potere di Tsubaki? Devo diventare più forte. Ma come? C’è un istinto primordiale che scorre nel mio sangue... lo sento urlare...

Oh, pazzia... perché dovrei affidarmi al caso, all’assenza intuitiva del dolore, e cedere me stesso ad uno sconosciuto? Solo... per essere più forte? Dio, Maka, non capisco più niente, aiutami! Anzi, no, non devi sapere nulla di tutto questo. Non voglio che sia tu a proteggermi; io esisto per essere la tua arma, tu la mano che deve guidare i miei gesti. Non serve che anche tu sia partecipe di questa afflizione.

Mifune mi ha battuto di nuovo. Mi ha nuovamente accusato di non saper maneggiare Tsubaki, dicendomi che sono solo un bambino. Che rabbia! Io sono il grandissimo Black Star! Ma... e se avesse ragione? In fondo è vero, io sono stato sconfitto ben due volte, e la spada mi sfinisce, succhiandomi tutte le energie. Tsubaki non può aiutarmi. Non è una cosa che controlla; ha fatto il massimo permettendomi di incontrare lo spirito della sua famiglia; e lui mi ha rinnegato. Non sono abbastanza forte. Non ancora, non ancora...

In questa mattina vengo innondato dalla luce del sole nascente, il calore riscalda il mio freddo sangue nero. Continuo a chiedermi se... Se il colpo avesse preso te, Maka, che sei una Master, ora saresti come Chrona? Con un’altra arma al mio posto, dentro di te? E ne saresti stata felice nel caso? Perché a volte mi sento proprio inutile.

Faccio una flessione dopo l’altra, non ho più voglia di parlare da tanto tempo. Sono uno stupido, mi vantavo tanto di essere il migliore e invece non sono abbastanza forte...! Sono stato insulso. Devo assolutamente diventare più forte. Lo devo un po’ anche a Tsubaki, perché quello stronzo ha ragione: mi sono sempre abbandonato sulle sue spalle e non mi sono mai reso conto che non ero ancora all’altezza. Comincio a dubitare di essere big. Forse non si è big per nascita, ma anch’io devo sudare ancora tanto, molto più di quanto abbia mai fatto fin ora, per esserlo. Addominali: 120, 121, 122...

Quando i nemici diventano sempre più forti e anche tu vai avanti inarrestabile, Maka, io mi sento debole. Sono quello che si è fermato ad un punto e non riesce ad andare avanti, bloccato nello status quo per salvarmi. E il mio dolore è rappresentato tutto da quella camera dalla luce soffusa, dal suono singhiozzante del giradischi e il ticchettare dei suoi passi sulle piastrelle scure. Ormai la conosci anche tu la mia afflizione, proprio tu che non dovevi saperne nulla. Grazie a questo potere latente e malvagio dentro di me, di noi, sei riuscita a fermare Chrona. Siamo riusciti, grazie al mio pianoforte, ad utilizzare “L’ammazza Demoni”.

E’ solo mattino e sono già esausto. Non ho dormito stanotte, ma io non sono così debole da dover per forza dormire tutte le notti. I miei muscoli urlano, ma non assolutamente intenzione di fermarmi! Io sono Black Star, io posso arrivare ovunque! Ma solo dopo aver superato quest’ostacolo che mi si tiene testa. Riuscirò ad impugnare la Spada Demone. E’ una promessa a me stesso, ma le mie sicurezze cominciano a vacillare. C’è una strana voce nella mia anima...

Ma Maka, ora che pensano di usarci come guerrieri di punta per l’attacco al Kishin mi ritrovo davanti a tutte le mie debolezze. Io non sono cresciuto come forza. Sono troppo occupato a combattere contro al nero che ho dentro per guardare avanti ed migliorare. Comincio ad avere paura. Qual è la cosa giusta da fare?

E’ un istinto, percorre i miei muscoli e sento che mi sto abbandonando alla sua forza. Nella fatica, nel sudore, sdraiato a terra sulla terrazza più alta della Shibusen col sole che mi penetra nella pelle, quell’istinto lancia una scarica di adrenalina che riesce a farmi muovere ancora ed ancora, continuare i miei esercizi. Abbandonandomi a lui sento la potenza crescere dentro di me e un rumore più soffocato, indistinto nel complesso dei miei pensieri. Qualcosa che si stacca, o si rompe, nella mia anima. Nel primo istante in cui questo istinto si impadronisce di me mi sembra di aver dimenticato una cosa importante, di aver tralasciato un particolare di basilare importanza...

A chi cazzo devo credere? Il sangue nero mi sopprime e mi soffoca. Maka... scusami Maka. Non sono abbastanza forte e forse non lo sarò mai. Solo il sangue nero mi può dare la potenza che cerco... ? Posso davvero abbandonarmi a lui senza perdere la ragione? No, non riuscirò mai da solo. Perché mi sento già sua preda? La pazzia che si avvicina e mi palpita intorno, parte da dentro di me! Oddio! ... Possibile che io abbia già perso?

E nelle ore questa potenza scema, si accuccia in un angolo del mio essere come una belva furiosa, pronta ad attaccare. Apro gl’occhi, il mio modo di vedere il mondo è cambiato. Mi sento privato di tutto quello che prima era fondamentale per me. Sento solo il bisogno di essere di più, il bisogno di vincere sempre e comunque. Sì, era quello a cui puntavo prima, ma sembra lo stesso tutto diverso. Sto facendo la cosa giusta? Sono confuso eppure non ho nessuna domanda. So solo che devo diventare più forte. La mia mano è una mano che porta morte.

Non voglio arrendermi tanto facilmente a questo nemico, anche se la stanchezza mi sta logorando. Cazzo, io sono Soul Evans, e sono una potente buki,io sono un divoratore di anime! Non mi lascerò sconfiggere così! Mai. Morirei pur di non perdere me stesso.

E allora perché mi sento come perso nella nebbia?



Black*Star quella mattina aveva finalmente deciso di tornare a casa. Infondo non era proprio costretto ad esserci prima che Tsubaki si svegliasse, ma lo infastidiva pensare che lei potesse preoccuparsi per lui; quindi faceva sempre in modo di arrivare prima che lei si fosse alzata. Ovviamente non sapeva che in realtà Tsubaki si svegliava sempre molto prima che lui rientrasse in casa.
Voleva saltare giù dalla facciata principale del palazzo; c’erano alcuni punti strategici su cui balzare per scendere senza farsi male, ma dovette fermarsi a metà percorso, su una bella terrazza ampia; Soul era appoggiato al parapetto bianco della balconata, ingobbito e pensieroso come sempre, e lo fissava obliquamente.
<<ciao.>> lo salutò ricominciando ad ammirare la vista distesa di Death City che s’estendeva sotto i loro occhi.
<<ehi.>> rispose Black Star sedendosi sul parapetto accanto a lui. Soul lo fisso, fisso la sua faccia che sorrideva come sempre mentre dietro ai suoi occhi si vedevano frullare mille pensieri. Eh, gl’occhi di solito così limpidi di Black Star erano proprio scuri e turbinosi, se non per quella stellina bianca nel centro, al posto della pupilla e... pupilla a stella bianca?!
<<black Star hai una stella in mezzo all’occhio... >> provò a dire, il ragazzo sembrò riscuotersi e la stellina scomparve nel nulla.
<<cosa Soul? Guarda che il più potente di tutti, Black Star, non ha nulla di quello di cui parli! Sono perfetto, io!>> e si mise a ridere con voce squillante, tenendo i pugni sui fianchi. Soul scosse la testa.
<<devo averla vista per stanchezza. Infatti non c’è già più...>>
<<ah! Soul si vede che non dormi! Guarda che occhiaie! Sembra che ti hanno preso a pugni! AhAhAh!>>
<<anche te non scherzi, ti hanno per caso picchiato nel sonno?! >> lo sfotté Soul con la voce pungente e il ghigno sul volto. Passò un lento secondo di silenzio tra i due. Entrambi ripensavano ai lunghi pensieri che non li avevano fatti dormire quella notte. E per un attimo, senza che nessuno dei due se ne accorgesse, le loro anime ferite nell’orgoglio e in balia di forze oscure si sfiorarono. Entrambe consapevoli del dolore che come una nebbia sottile ed infima li lasciava smarriti. Una strana sensazione di calore, la stessa che ti pervade dopo esserti sfogato con un caro amico, li riscaldò, rinsaldando la loro amicizia.
Senza usare parole, senza neanche guardarsi.
<<ah!>> spezzò il tutto Black Star <<cosa stai dicendo Soul?! Il grande Black Star non avrà MAI le occhiaie solo per una notticella di allenamenti!>>
E saltò giù su uno dei spunzoni rossi della scuola urlando uno “Yahoooooo!” dei suoi tipici.
Sia Soul che Black Star, di nuovo lontani e soli, sorrisero. Senza che nessuno dei due sapesse il perché si sentivano un po’ meglio.

Pagine Word: 3
Parole (presentazione compresa): 1.818
Parole (presentazione esclusa): 1.590
Caratteri (spazi e presentazione inclusi): 10.084
Caratteri (spazi inclusi; presentazione esclusa): 9.248
n.b. Per presentazione intendo la griglia di presentazione fino al mio N.B. che ritengo parte della fanfiction.
n.b. Il disegno l'ho fatto io! X3 sono due disegni formato A4 fatemi sapere se vi piacciono, ci tengo al vostro parere. Avrei voluto mettere anche una canzone, ma non ne ho trovato di adatte, me spiacente çwç




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Insisti resisti raggiungi e conquisti

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CITAZIONE (dinodino <3 @ 16/5/2009, 16:09)
Kiubby rulla ;)

CITAZIONE (asuka_excel @ 5/7/2009, 02:21)
Kiubby for president! :mki:

CITAZIONE (.Ametista @ 25/12/2008, 18:00)
Kiubby è adorabile! *assale <3

CITAZIONE
Jiro: Al mio segnale SPAMMATE l'inferno

 
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view post Posted on 17/8/2009, 18:50Quote
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Da sotto il letto

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Status: Utente anonimo


Nickname dell'autore: Lardek'
Titolo: Boredom and Mist
Titolo dell’Anime: Soul Eater
Tema: Nebbia
Personaggi: Free, Eruka
Rating: Verde
Genere: Introspettivo
Avvertimenti: One-shot
Descrizione: Free sopporta mal volentieri il suo soggiorno forzato in cella e spera di tornare prima o poi libero.

Circondata da una tetra foresta d'alberi spogli e secchi coperti di neve, la Prigione delle Streghe svettava nel cielo minacciosa, incutendo terrore a tutte le sfrontate misere creature che osavano avvicinarsi troppo alla sua costruzione, sfidando l'ira di una delle razze più temute, quella delle fattucchiere e delle streghe. E al terrore che si provava per la razza che aveva costruito quell'immensa e inespugnabile fortezza si doveva aggiungere anche il panico che veniva al solo pensiero di chi, o cosa, era contenuto tra quelle fredde mura: i prigionieri catturati e sorvegliati lì dentro erano gli esseri più temibili e feroci che fossero mai esistiti, il cui solo nome faceva tremare i combattenti più valorosi e caparbi.
E di certo, il più temuto tra tutti i prigionieri era colui che era confinato nella cella più sorvegliata, bendato e con mani e piedi legati: il Prigioniero N° 13, Occhio del Diavolo, colui che aveva sfidato Mabaa, la grande regina delle streghe, e che era riuscito a sfregiare, cavandole un occhio e coprendola di ridicolo e umiliazione di fronte ai suoi sudditi.
Quando l'Occhio del Diavolo si era lasciato catturare Mabaa aveva moltiplicato il numero delle guardie per assicurarsi che quella bestia non riuscisse in alcun modo a fuggire e sembrava che almeno questo intento fosse andato a buon fine, il prigioniero era là da anni e nulla faceva credere che il suo soggiorno in quell’umida cella sarebbe mai finito.
Questo, almeno, era quanto le guardie più esperte ripetevano ai più giovani che mostravano interesse per quell’uomo grande e grosso, che passava in silenzio le sue giornate, senza distinguere il giorno dalla notte, sempre fermo nella stessa identica posizione, tanto che non si capiva se dormisse o non avesse semplicemente voglia di muoversi.
I sotterranei della prigione, riservati alle peggiori canaglie, erano di fredda pietra viscida e a tratti coperta da muffa, mentre le robustissime sbarre di ogni cella erano ornate da strisce nere piene di incantesimi scritti in lettere rosse che servivano a sigillare e respingere ogni tentativo dei prigionieri di fuggire sfruttando la magia.
< Raze.>
Una voce calma e sicura si udì nel corridoio buio, illuminato solo dalla fioca luce di alcune tremolanti candele appese al soffitto che sembravano decise a tenere il loro lume di speranza solo per loro, senza condividerlo con nessuno; a quel suono, una guardia si alzò di scatto dalla sedia dove fino ad un secondo prima stava riposando le membra e puntò la lancia nella direzione da cui sembrava provenire la voce.
< Chi è là?> chiese con voce sicura, cercando di mascherare il leggero tremito delle mani, tremito che scomparve quando dall’ombra il padrone della voce si fece avanti e mostrò la divisa, il giubbotto bianco, i pantaloni e la maglia a maniche lunghe entrambi scuri, il copricapo nero che ricordava il dio sciacallo egizio, Anubi: solo un’altra semplice guardia, incaricata della sorveglianza del luogo.
< Sono Tray. Devo darti il cambio, così ha detto il Comandante.>
< Finalmente! A star qui fermo mi veniva male alle gambe! - gioì Raze dando all’altro la sua lancia – Buona guardia.>
Tray ringraziò e, seguito il compagno fino a che questo non svoltò l’angolo per salire la lunga scala a chiocciola che portava al piano superiore, prese posto sulla sedia, la lancia appoggiata all’incavo della spalla e una sigaretta spenta tra le labbra: era vietato fumare là sotto, era proibito praticamente ogni svago o distrazione. Gettò uno sguardo distratto al bicchiere che stava in fianco alla sedia, probabilmente lasciato là dall’altro: era un calice semplice e un po’ rovinato, ma era ancora pieno.
Svegliato dalla breve conversazione tra le due guardie, uno dei prigionieri ricominciò la sua tiritera con cui cercava di riempire l’infinito tempo in cui doveva restare nella sua cella, afferrando con le mani scheletriche e rovinate le sbarre, mentre la testa calva e dagli occhi stralunati faceva capolino dal buio.
< Uno più due più uno più due più uno più due più uno…>
La guardia sbuffò scocciata: quella nenia lo turbava nel profondo e gli metteva i brividi, specie in quella notte, con una luna così che non riusciva a penetrare tra le sbarre delle finestre e lasciava solo brutti presentimenti e paure di vario genere; per distrarsi un poco appoggiò la lancia al muro e prese il calice, bevendo avidamente.
Ma Tray non era l’unico turbato da quella cantilena: l’Occhio del Diavolo era sveglio nel buio della notte e di pessimo umore.
Una smorfia di disappunto gli deformava il volto dalla pelle scura e con un po’ di barba appena accennata, dello stesso colore scuro dei capelli corti; il collo possente faceva intuire un corpo robustissimo, una macchina da guerra, muscoli imprigionati da una veste bianca e nera da carcerato un po’ troppo stretta per lui, mentre le mani erano tenute ferme da ceppi e una palla da carcerato per gamba gli stringeva le caviglie.
Era stato svegliato dalla discussione tre le guardie, ma stava già per riaddormentarsi quando il prigioniero della cella n° 9 si era messo a cantare quel ripetersi di conti e addizioni insensati; quella povera bestia doveva aver perso la testa e superato quella sottile linea che separava la normalità dalla pazzia, il che non era neanche difficile in quell’ambiente.
L’Occhio del Diavolo annusò l’aria, cercando di capire se era notte o giorno nonostante la pesante benda che gli copriva completamente gli occhi e gli impediva di vedere: dai rumori esterni sembrava notte e anche dall’odore sprigionato dalle candele che accendevano solo col buio.
Ma tanto, notte o giorno cosa cambiava? Nella sua situazione era meglio perdere completamente la cognizione del tempo, lì in quella cella ci sarebbe dovuto rimanere per sempre; non che prima il Demone avesse dato molta importanza al tempo: lui era immortale, il tempo, le ferite di guerra, tutto questo per lui non aveva importanza, non sarebbe invecchiato col tempo, non sarebbe morto di fame o di freddo o per qualche incantesimo fatto da una strega, solo un combattente potentissimo avrebbe potuto eliminarlo e avrebbe dovuto farlo con un unico colpo.
E così sarebbe rimasto là dentro per sempre, bendato e incatenato; non riusciva a focalizzare quel “sempre”, non ci provava nemmeno: in fondo, gli sembrava di essere là in prigione da un’eternità, forse cento anni, forse più, forse meno. Faceva fatica a ricordarsi qualcosa della sua vita prima di essere rinchiuso, ricordava solo lo scontro con Mabaa, la decisione di farsi catturare solo per il divertimento di tentare la fuga e nient’altro. Quello che veniva prima era andato perso nella sua memoria, sfumava, scompariva nel buio, nella nebbia e non lasciava ricordi con cui svagarsi, non lasciava nulla.
Se gli avessero detto che era nato in quella cella, probabilmente ci avrebbe creduto: ogni attimo era uguale, al silenzio si alternavano le urla di dolore e pazzia degli altri prigionieri, le guardie si davano il cambio e tutto continuava così, da anni, da decenni e sarebbe continuato così, all’infinito.
Non che gliene fregasse qualcosa di essere rinchiuso in una cella simile, anche il suo piano di fuga non gli interessava più di tanto, l’unica cosa che lo opprimeva era la noia. Una noia continua, insistente, noia sempre e comunque.
Il Demone sbuffò, scrocchiando le ossa del collo, i possenti muscoli costretti dentro una deprimente maglia da carcerato: passava il tempo come poteva, in genere dormiva, ma quando non ci riusciva si limitava a pensare, nulla di impegnativo, aveva scoperto che, a sforzarsi troppo, gli veniva un gran mal di testa.
No, pensava solo a quando sarebbe stato di nuovo libero, si sforzava di cercare un nuovo piano di fuga, anche se con scarsi risultati, e basta, solo quello. C’era noia, noia ovunque e il pensiero della propria libertà, di potersi muovere, di poter vedere, di poter correre di nuovo, solo questo lo salvava per un poco dalla noia, ma poi tornava, inesorabile.
E ai suoi occhi il nero, il buio, nebbia ovunque, nebbia in attesa che un raggio di sole la facesse dissolvere, ma per ora solo e unicamente nebbia e noia.
L’Occhio del Diavolo annusò l’aria, percependo un cambiamento: sentiva il russare della guardia, che a quanto pareva si era addormentata, e un odore d’animale, di anfibio sembrava, che si avvicinava sempre di più alla sua cella.
< Chi è? Chi c’è?> chiese, maledicendo mentalmente la benda che gli copriva gli occhi, mentre una voce femminile gli rispondeva, tremante.
< U-una certa persona mi ha chiesto di farti uscire di prigione. Ti libero in un attimo.>
Sorrise, il ghigno rendeva il suo volto feroce ancora più inquietante: sembrava proprio che il suo soggiorno in quella cella fosse finito e che finalmente sarebbe stato libero.

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> Nickname dell'autore: falcediluna
> Titolo della fanfiction: Butterfly
> Titolo dell'anime/manga/videogioco/Harry Potter di cui tratta: Umineko no Naku Koro ni
> Tema scelto: Nebbia
> Personaggi principali: Battler
> Rating: Verde
> Genere: Introspettivo; triste
> Avvertimenti: spoiler!
> Breve descrizione dell'elaborato:
le farfalle sono insetti piacevoli, ma ora il protagonista ne conoscerà l'orrore che nascondono le loro ali
storia:
Le farfalle sono piccoli insetti … innocenti … ballerine dell’aria e del cielo. Da piccolo amavo osservarle mentre con grazia si posavano sopra ai fiori e guardavo le loro meravigliose ali. Credevo che le loro ali fossero dipinte da folletti o da elfi.
In questa nebbia dove sono prigioniero e carnefice, le farfalle non sono più messaggero di poesia come un tempo. Le loro ali non sono più fantastici ritratti di folletti o elfi, ma immagini creati dai demoni dell’inferno.
Le loro ali dorate appaiono attraverso la nebbia del tempo, le loro ali sono coperte del sangue della mia famiglia e la risata di Beatrice entra nelle mie orecchie.
Quante volte dovrò sopportare questa tortura? Io non credo nella esistenza delle streghe, non crederò mai alle parole di Beatrice, ma davanti agli occhi quelle ballerine mostruose portano sempre la morte e le grida delle vittime.
La nebbia mi schernisce insieme alla strega, si tinge di sangue e io perso in questo oblio, cado sempre di più nella pazzia. Solo le convinzioni mi trattengo dal baratro, ma per quanto la mia anima reggerà tutto questo?
Le farfalle della morte si mascherano delle loro vittime, la nebbia diventano tombe, ma nessun fiore coprirà la bara.
La macabra esibizione ricomincerà all’infinito, il sangue dipingerà le ali delle farfalle e io subirò la continua tortura.
Le farfalle mi sorridono in maniera beffarda mormorando cose blasfeme e senza senso e la risata della strega persa nelle sue nebbie continua all’infinito, fino a quando la partita a schiacci non finirà, e il destino annuncerà il suo vincitore.

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Autore: Knight94

Titolo:P.s. I love You

Da: Yugioh Next Generation( GX)

Tema scelto: Nebbia

Personaggi principali:Judai Yuki, Aster Phoenix, Johan Anderson.

Genere:Fantastico, Romantico/ Sentimentale

Avvertimenti: Yaoi, One Shot. Rating: Verde/giallo.

Breve Descrizione: Questa storia è qualcosa di perfettamente inerente a Yugioh. I personaggi si ritrovano in un mondo Inverso, e sono costretti a combattere le Ombre, con l'aiuto di magici poteri e potenti creature.
Judai, dopo aver ritrovato una lettera che Johan gli aveva lasciato per dirgli che avrebbe affrontato il male per lui, decide di andare a salvarlo.
Ma Non sa che qualunque stragia inventi, nessuno riesce mai a stare solo, e che la paura è semplicemente un blocco imposto da un incredibile voglia di vivere, e che i pregiudizi sull'amore sono solo semplici critiche di un mondo troppo realistico.
La storia è di mia pura invenzione, e spero di essere rientrata correttamente nel massimo dei caratteri. Sono sicura che molti non apprezzeranno il mio platonicismo e i miei salti di surrealtà, ma desidero davvero con tutto il cuore, mostrare al mondo quello che credo davvero sia il mio mondo =3
Buona lettura, e grazie a tutti per questa magnifica opportunità ^^

P.s I Love You


Posai la lettera tramando. Mi ci vollero, tre o cinque secondi per assorbirne a pieno il significato, o come minimo a sentire il mio cuore cedere del tutto. La proverbiale calma prima della tempesta. Rimasi in silenzio, appoggiato al bordo del letto con un espressione del tutto indecifrabile stampata in faccia. Devo aver sentito di colpo, il corpo che non riusciva più a reggermi, e di colpo sono subito arrivate le lacrime. Trafitto da un mortale male invisibile, il mio cuore cominciò a sanguinare emozioni, e i miei singhiozzi in un attimo si fecero alti come le grida dei grifoni dorati e le arpie delle montagne del nord.
Si, esattamente, mi ci era voluta una manciata di secondi per capire che della mia esistenza stessa, della mia anima e tutto ciò che essa comprende, erano rimasti solo i frammenti. Lacrime, urla soffocate e auto lacerazioni sorsero rapidamente nel giro di pochissimo tempo, mentre la mia mente focalizzava che era partito. Nel buio della notte fonda il mio dolore si isolò completamente dalla vita sottostantemente terrena, e crebbe incontrollato dal mio potere di umano, fino a trasformarsi in qualcosa di addirittura divino. Johan era partito. Era andato a combattere, da solo, con la ferma convinzione di salvare tutti. Da solo, con le sue paure, i suoi demoni e le sue solite debolezze era andato verso una fine certa, verso l’oblio, rivelandosi colui che il mio cuore aveva sempre sperato che fosse. Io lo amavo, io lo sognavo, e tutti i santi giorni lo desideravo come fosse anch’esso di una divinità pari alla mia attuale sofferenza, e ora e solo ora vengo a sapere che per lui era lo stesso. Grazie a cosa? Ad una fottutissima lettera e alla sua probabile morte. Non è giusto. Ho sempre avuto la felicità a portata di mano, e ora l’ho persa a causa della mia inerzia. Se solo non avessi esitato ad andare io stesso a sfidare l’ombra, probabilmente lui sarebbe stato ancora qui. Con me, a colmare un vuoto che da troppo tempo si prendeva spazio nella mia mente.
Credo di aver pianto tutte le lacrime possibili. Tutte quelle che il mio corpo preservava per eventi futuri se ne andarono in una notte soltanto, mentre Brezza da fuori condivideva la mia pena. Sentendomi più solo che mai, scrutai il cielo pieno di stelle del mondo Inverso con gli occhi offuscati. Tremavo in modo spastico, e ogni fibra del mio corpo sentiva che non avrei retto al crollo, e che sicuramente sarei stato ingoiato a forza dal mio stesso terrore. Sarà stata la luna, sarà stato il brillare delle stelle vicine alla mia finestra di Rocca luce, o probabilmente un briciolo di quell’immenso amore che ancora provavo che dopo tante ore di supplizio, mi portò ad aggrapparmi ad una speranza. Una speranza, brillante come la scia di una cometa,che porco giuda, mi fece riprendere a crede per una via che avevo preso all’istante. Avrei combattuto. Per tutti noi. Per ritornare nel nostro mondo. Per salvare Johan. Perché vivere da cane, sapendo di aver ucciso l’unico fiore della mia felicità era una cosa assurdamente impensabile. Morte? Si, avrei sfidato perfino la morte. Pieno di questa consapevolezza, finalmente mi lasciai catturare dalle braccia di Morfeo, e caddi in un sonno profondo, mentre le ombre della mia camera si diradavano, diradavano per lasciare spazio alle luci dell’argento.
Se ricordo bene, era una mattinata fosca. C’era molta nebbia, e tutte le figure mi apparivano sfuocate e in possesso di maggiore aspetto spaventoso. C’era freddo, e una leggera brina ricopriva i fili d’erba che calpestavo, facendomi udire un continuo scri scroc sotto i piedi. Il cielo era totalmente bianco. O forse era nebbia, e il vero colore del cielo mi era nascosto, non so. So soltanto che quel paesaggio spettrale non faceva altro che raggelarmi le ossa e la volontà stessa, infiltrando in me ancora più paura di quanta già non ne avessi. Evitavo di pensare alle gambe tremanti e alla forza che leggermente mi abbandonava, procedendo con un passo lento, verso la collina che precedeva il castello delle ombre. Probabilmente a causa della telepatia tra Drago e Cavaliere, Brezza avvertì il mio sconforto. Ovviamente non ci voleva un genio a capire che me la stavo facendo addosso, ma la dragonessa al mio fianco eruttò una fiamma di disappunto sorpresa. “ Hai paura?” mi domandò con la sua voce roca e possente. “ Ma va…” Credo di non essere mai stato bravo a mentire, e quella ne era la prova. Lei mi si piazzò davanti, poco prima che salissi del tutto la collina, e lo sguardo mi si fermò per istanti infiniti sulle sue squame lucenti, come lo smeraldo più puro. I suoi occhi severi mi agganciarono con forza. “ Se non te la senti si torna indietro. Perché hai paura, Judai? Temi la morte? ...No, non è così. Hai paura di sfigurare di fronte alla causa del tuo amore, vero?” Peggio che il fuoco, peggio che la mia lama affilata, quelle parole ebbero su di me l’effetto della morte stessa. Sentendo il viso caldo e la famigliare ardenza delle lacrime, restai a fissarla muto, finché la sua fronte cornuta non si appoggiò alla mia. “ Piccolo mio, non temere. Ci sono io, e sono pronta a morire per te.” L’impotenza di fronte alla grandezza dell’anima della dragonessa mi spiazzò. “ Basta che mi prometti di non lasciarmi solo.” “ ehm….vediamo… è che…. Ma va va, certo che non ti lascio solo! Sono il tuo compagno o cosa? Insieme siamo finiti nel mondo inverso, e insieme ne usciremo!” Non potevo che regalarle un sorriso. Credo che una simile sensazione di forza non mi abbia mai attraversato, e credo che mai e poi mai riuscì a provare un simile amore per una creatura fantastica. “ Ma che carini!!!” una voce familiare si fece sentire dietro di me. “ Carini un corno! Ma ti pare che IO il grande Chazz Princeton, mi debba alzare all’alba! Ma adesso mi dite da quando in qua per andare a combattere la fine del mondo bisogna alzarsi con le galline! Voi non siete normali…” Chazz e Syrus spuntarono dalla nebbia come fantasmi seguiti da Spirit, la tigre dell’Anima, di Chazz e Ghiotto, la sottospecie di leone Bestiale di Syrus. Nonostante avevo fatto di tutto per evitare di svegliarli, di coinvolgerli e di chiedere il loro aiuto nella spedizione, pensando alla loro incolumità, non potei fare a meno di sentire un peso allo stomaco che spariva, nel vederli accanto a me. Prima però che potessi esprimere il mio inceppato disappunto, una terza presenza fece la sua apparizione sulla collina. “Chazz sei il solito scansafatiche. Anche se scoppiasse la guerra in casa tua, probabilmente non ti sveglieresti nemmeno.” Zane schioccò le dita, inondandomi come al solito con la sua forte acqua di colonia. E te pareva. Manco a farlo apposta, si erano tutti spostati per raggiungermi. “ Ragazzi!! Ma cosa ci fate qua?!... insomma è pericoloso, dovreste tornare indietro! Non voglio che state qui!” Già detto che non sono bravo a mentire? “ Che ingrato. IO, la divinità in persona mi alzo ad orari assurdi per venire e tu manco mi ringrazi? Bell’eroe dei miei stivali!” Disse Chazz incrociando le braccia al petto. “ Ti pare che ti lasciamo andare da solo a salvare Johan?” Syrus mi fissò sorridendo. “Non se ne parla nemmeno. Insieme siamo arrivati al mondo inverso, e insieme ne usciremo.” Che pazzi. Stesse parole di Brezza. “ Vuoi accaparrarti tutta la gloria di aver salvato il tuo amore, vero? “ Mi ammiccò Zane. Di colpo mi sentì sprofondare. “M-Ma… voi, co.. come..” “ è evidente come la mia superiorità!” Sbuffò Chazz, facendo scoppiare una risata collettiva. ( tranne a me ovviamente, che avrei voluto nascondermi come fanno i saggissimi struzzi, sottoterra). Avete presente quei momenti nella vita, dove ci si sente invincibili? Dove si crede che il proprio potere sia inarrivabile, e che niente e nessun o sarà mai in grado di spezzare quel legame implacabile che avete con la vita? Ecco, quello era uno dei miei momenti. D’improvviso, la vista sul castello oscuro mi apparve perfino banale. Banale, di fronte a quell’aura che sentivo crescere dentro di me, accompagnata da un assurdo sentimento incontrollabile e dominante, capace di uccidere e dare la vita, inspiegabile, che la gente è solita a chiamare amore.
“ Sei con me?” “ Fino alla morte.” Brezza si mise al mio fianco schiacciando l’erba. I miei ciuffi rossi svolazzavano sulla fronte, mossi da un soffio di vento gelido. “ Allora? Andiamo ad arrostire qualche ombrosa chiappa?” Dalle mani di Chazz cominciarono ad esaltarsi scintille luminose. D’improvviso il grosso portone del castello si aprì. Era una struttura monumentale, alta almeno … no boh, non lo so. Era altissima. Accanto crescevano alberi storti, e la vegetazione sembrava in scurirsi, mentre le ciclopiche porte il diamante si spalancavano. Prima udimmo un insieme di rantoli bestiali, e poi una sottospecie di ondata di terrore ci stravolse la mente, perforandola del tutto. Come una lancia, o un pugnale, il pensiero assassino di un orda di bestie infernali ci trapassò, sconvolgendomi tanto da farmi perdere l’equilibrio. Erano nere, si ergevano su quattro zampe e avevano un portamento oscillante. Filate di bava calavano dalle loro bocche costellate di denti aguzzi, e il loro fetore si espandeva per tutta la vallata. Non avevano gli occhi. “ … Ma che schifo.” Mormorò Zane indifferente. “ Qualcuno ha un urlo di battaglia?” “ Who let the dogs out! Wof wof!” “ …Fa lo stesso Judai.” Sospirò. Ovviamente, ero riuscito a fare il coglione pure nel momento più importante della mia vita. “ Chi arriva ultimo mi pulisce gli stivali!!” urlò Chazz partendo di corsa. Ricordo il vento. Si si, c’era un vento tagliente, che dall’alto del dorso di Brezza, mi schiacciava il viso. Dall’alto delle nuvole, noi due attraversavamo la vallata, in un tuffo furioso. Lei continuava a ruggire con la sua voce possente, ed io sguainai laRei’Zak, la spada dalla lama Zaffiro, contornato dalla scia della tempesta che potevo creare, quale elementare del vento. Ci lanciammo in picchiata sulla folla di bestie bavose, e una fiamma cremisi si sprigionò rapida dalle fauci della dragonessa, arrostendo i nemici. Era il mio momento. Sentì forte la terra sotto i piedi, quando con l’adrenalina nelle vene, discesi dalla mia cavalcatura per combattere corpo a corpo. Sarebbe stata la mia disfatta, o la gloria che le leggende narrano vivaci. Avvertivo, costantemente nel mezzo della battaglia, una solida presenza che mi guidava lungo le file, mentre risuonavano i rumori di ossa rotte e teste mozzate dalla mia lama. “ Arrostite!!” Urlò Chazz scatenando una serie di rapidi fulmini sulle bestie, evitando per un pelo di colpirmi. “ Chazz ma ti sei rincoglionito?? “ “ Ups, scusa!” Ma va dar via el….” “ Judai!” Un fremito di terrore della dragonessa mi fece accapponare la pelle, mentre sentivo l’odore fetido alle mie spalle. Cazzo. Era troppo vicino, non avrei potuto schivarlo, ne tantomeno creare tanto velocemente un turbine. Non sentì niente, se non il cuore il gola. Poi dei grossi artigli mi afferrarono come a rallentatore, e la terra mi mancò sotto ai piedi. “ Stai più attento!” mi sgridò Brezza sputando la carcassa di una bestia abbrustolita che teneva tra le fauci. “ Fiuu, ti devo la vita!” “ Me ne devi già cinque.” Mormorò mentre mi arrampicavo sul suo lungo collo. D’improvviso vidi Syrus, che formava spaccature nel terreno con il bastone dell’incantatore. La terra tremava, e franava sotto alle zampe dei mostri, mentre lui lanciava incantesimi rapidi, seguito da Ghiotto che strappava le mascelle di chi gli capitava a tiro, sventolando la criniera bruna. Non si erano accorti del piccolo gruppo di creature che li stava avvicinando dal lato destro. Un senso di vertigine mi raggiunse, e sentì la voce mancare. Non so con quale spirito di iniziativa mi lanciai dalle spalle della dragonessa per spiccare il volo in solitario verso di lui. “ Syrus!!” Riuscì finalmente a sputare dalla mia gola inceppata. Un risucchio del vento strappò il piccoletto verso l’alto. Con la lama rilucente, la mia velocità aumentò irragionevolmente travolgendo l’atmosfera con una ventata irreale. Il gruppo di orrori venne direttamente catapultato contro le rocce.mmm, Spesso mi dimentico che so volare. Spesso mi dimentico quanto sia magico, quanto sia incredibilmente fantastico che io sappia solcare i cieli da solo, accompagnato dalle nuvole e dal canto del mio stesso vento. Ancora oggi sono succube di quella magia irreale che sfiora i più alti desideri umani di raggiungere le stelle. Devo scrivere un libro, prima o poi.
“ Ma quanti ce ne sono??” Mugulò Chazz mentre l’ennesima legione di creature iniziava a farsi strada da portoni. “ Non so voi ragazzi, ma io mi son rotto le palle di stare qui. Sono veramente dei maleducati a non farci entrare.” Commentò Zane, mentre io gli svolazzavo sulla testa. “ Direi di entrare. “ “ Ma di peso anche.” Mi rispose lui, piazzandosi davanti a tutti. Proprio mentre con il suo canto mistico stava per lanciare lo tsunami dei mari ghiacciati, mi venne un idea. “ FERMO! Mi è venuto in mente un pianto IntelligentePerspicaceSofisticato!” Tutti si zittirono a fissarmi. “ Ehi, Terribili mostri con l’alitosi!!” Urlai attirando l’attenzione della legione del male. “ …Guardate la!!!! Una scimmia!!” A ritmo col mio indice puntato verso un punto imprecisato della nebbia, centinaia di testone nere si girarono di scatto. Sgattaiolammo come previsto, all’interno del castello, mentre a me scappava una risatina alla Nelson. “ Non oso commentare. Niente di quello che dirò è più presa in giro del fatto stesso.” Chazz scosse la testa sconcertato. Il castello, o meglio, l’interno, era di sempre varianti tonalità di colori. Salendo gli scalini di corsa sentivo la testa andare in confusione con quel misto di arcobaleni e tinture, e gli assurdi quadri di angeli e demoni con gli occhi vuoti mi davano i brividi. Sembrava un arem di arcobaleni incastonati tra loro, e il resto dal pavimento spariva dalla nostra vista mentre percorrevamo le lunghe scalinate di cristallo che non sembravano finire più. Verso gli ultimi gradini finalmente riuscì a scorgere una grossa porta in legno intagliato. Riportava figure di chimere, di lupi e di angeli grondanti di sangue, il tutto ornato con un filo dorato che incorniciava la maniglia di cristallo. Probabilmente era la fine. La fine della corsa, del salvataggio e dell’impresa. La fine della favola, la fine di tutto quello nella quale avevo sempre creduto, la fine della vita stessa e dei colorati sogni che tempestavano la mia mente. O probabilmente era solo un inizio. Instabile su questi crucci, la mia mente divagò estranea al mondo esterno, proprio mentre era giunto il momento di entrare. Pensavo alla vita, e alla morte. Pensavo al dolore, e pensavo che, se fossi morto, nessuno avrebbe mai più potuto estinguere la nebbia eterna di rocca luce. Ma soprattutto, pensavo, che nel caso fossi riuscito a vincere… Come mi sarei comportato con Johan? Sarei scappato? Avrei avuto il coraggio di guardare ancora una volta i suoi meravigliosi occhi smeraldo? Gli avrei sussurrato che in ogni piccola cava del mio cuore, la sua immagine, i suoi sorrisi e le sue parole regnavano di continuo? Che lo amavo? E che probabilmente sarei stato disposto ad affrontare mezzo mondo per salvarlo e per difendere ciò che credo sia l’unica cosa che mi rende invincibile? Invincibile. Ma certo. Io Sono invincibile. Dopotutto, chissenefrega, non mi sembra che i crucci futuri siano mai stai un mio problema. Non sono il tipo da inventare tattiche, ne da preoccuparsi per le eventualità. Succeda quel che succeda, io sono qui, e cazzo, non potrà andarmi così male. Aprì la porta e corsi dentro, all’improvviso, superando tutti. Dentro era buio. Sentì le gambe indugiare nell’oscurità, e gli occhi che confondevano ogni forma, abituati a quel gioco di luci che li aveva tanto spossati, mentre ogni ombra presente in quella stanza dalle dimensioni sconosciute mi abbracciava rinfrescandomi le tempie sporche di sangue. “ Bene arrivati.” Una voce sottile come una lama si evocò da un punto imprecisato. Ricordo di essermi piegato su me stesso mentre una luce forte inondava ogni centimetro della stanza e un rumore, un tonfo assordante risuonava tra ogni angolo. Quando le mie povere pupille riuscirono di nuovo a focalizzare, vidi di essere a mezzo centimetro da una parete di vetro. Una grande, grossa parete di vetro spesso e limpido come l’acqua che mi divideva dai miei compagni e dall’uscita. Brezza ruggì a spacca timpani ed eruttò livide fiamme contro la parete per infrangerla, ma la lastra ne restò indifferente. Attacco di panico. Sbattei forte i pungi contro il vetro preso da un forte senso di terrore, mentre tutti i miei amici facevano lo stesso. Li vidi spaventati, con espressioni afflitte dipinte sul muso, mentre osservavano di essere totalmente impotenti. Immagino che se fossi uscito con loro, sarei rimasto pure io nella trappola ghiacciata. Ovviamente non avevo il coraggio di girarmi. “Sembra che siamo rimasti in due, eh Judai..” Aster Phoenix comparì sul mio fianco come un fantasma. Veloce, veloce come un lampo mi si appoggiò al collo. “ Che cosa carina… Sei venuto a salvare il tuo amichetto?” mi si gelò l’intera riserva di sangue nelle vene. Aster prese la mia testa con forza e la girò verso il fondo della sala, incrostata da residui di diamante e zaffiro, alti almeno sette metri. “ Ma che cazz…” mi morirono le parole in gola, quando alla chiarezza della luce vidi Johan immobile dentro i cristalli. Tipo Scrat alla fine dell’era glaciale 1, solo senza ghianda e faccia da scemo. Era perfetto, proprio come me lo ricordavo. “ Brutto stronzo!” mi scostai da Aster con una manata. “ Che cosa gli hai fatto?!” Il ragazzo dai capelli color argento si mise a ridere, gettando indietro la testa. Amavo il suo modo di ridere.Quando era una persona buona, una persona delicata, con il suo enorme senso di giustizia, Aster mi ricordava un angelo. Mi ricordava le nuvole, e la leggerezza di una goccia d’acqua. Non ho mai capito come mai sia passato dalla parte delle ombre, e tantomeno lui ce l’ha mai spiegato. “ Io non ho fatto assolutamente niente a Johan, in nome dei vecchi tempi. Sapevo che sareste venuti, e ho preferito lasciarlo intatto, bloccato nella sua nuova casetta.” Un ghigno deformò la sua solita espressione candida.” Credi davvero di riuscire ad uscire vivo di qui? Di salvare tutti da solo? Ma non farmi ridere. Sanno tutti che un cavaliere senza il suo drago vale meno di zero. E tutti, ma tutti, vedranno in live la tua umiliante sconfitta, sei contento? Pure Johan, che benché sia li dentro, sente e vede benissimo.” Mi prese un fremito. Mi avrebbe visto perdere? Cazzo. “ Preparati cavaliere, perché voglio proprio mostrarti cosa si ottiene se si passa all’oscurità!” Aster iniziò a ridere da solo come un pazzo, mentre una densa nebbia nera appariva attorno al suo corpo. Vidi le sue mani, le sue gambe mutare nel misto atmosferico che lo circondava, e vidi una lunga scimitarra scura che compariva al suo fianco. Brezza ululò di dolore, quando inaspettatamente un onda d’urto mi sbalzò verso la parete. Mi aveva gia schiacciato, alla velocità di un lampo. Sentivo le ossa bloccarsi a vicenda, e le gambe che a malapena rispondevano. Non solo ero stanco per la lotta contro le bestie bavose, e perché quella mattina nella fretta non avevo mangiato i coco pops, ma dovevo pure combattere contro l’Emissario della fine. Fantastico, insomma. “ Aster, ma non potremmo parl..” SBAM! Una simpatica lama dura come l’adamantio mi si scontrò in pieno sulla mandibola. Sisi, ho visto le stelle. Scivolai lungo disteso per sul pavimento freddo, e la spada zaffiro mi scivolò lontano dalle mani unte di sangue sporco. Quando guardai bene Aster, credetti sul serio di essere finito sul set di Predator o alien. Aveva le mani palmate di un filamento nero, e delle alette rattrappite sulla schiena, costellata da ossa sporgenti, Per non parlare della a dir poco rivoltante coda da scorpione verde e rugosa che spuntava da dietro.” Visto che forza? Il potere delle ombre è immenso!! Ora posso trasformarmi da Manticora, senza il bisogno di fondermi con il mio mostro! Voi ve lo sognate un abilità così!!Ahahah!” Ah, perché avere una coda da scorpione che ti esce dal culo ti sembra una cosa forte?” Credo di non aver migliorato affatto la mia situazione. Ma proprio per niente, però non potevo non dirlo. Livido di rabbia, aster Phoenix e la sua nuova appendice mi saltarono addosso, facendo roteare la sciabola sulla testa. Mi spostai sospinto dal vento all’ultimo secondo, spiccando il volo verso il soffitto, cercando di prendere un poco di tempo per pensare. Invece, contro ogni logica, quelle alette di pollo bruciacchiate lo sollevarono da terra. Col cuore in gola e il cervello in sopruso iniziai ad evitare i suoi colpi di sciabola, che piano piano mi stavano strappando via tutti i vestiti. Con i piedi a penzoloni sul nulla scalciai a pelo la sua coda rivoltante, prima che mi si conficcasse chissà dove.Continuavo a domandarmi come faccesse se gli scappasse da andare in bagno, ma va bè. “ è troppo veloce.” Pensai “ Non ho il tempo di recuperare la Rei’Zak, e non sono abbastanza forte per rompere il vetro e liberare gli atri. C..Come posso fare? La sua aura è talmente alta che potrei palparla… Cazzo…” sentendo lunghe scariche di brividi volteggiai sul soffitto, col cervello paralizzato dalla paura. Non capivo più niente. Ogni debolezza stava prendendo il sopravvento su di me, e calcoli sbagliati mi affollavano il cervello. Il sapore metallico del sangue e l’acidità del pensiero mortale stavano avvelenando ogni mia aspettativa e segno di coraggio. Le mani tremavano, e il mio volo diventava irregolare, sotto i pesanti colpi del nemico. Sentivo la lama affilata lacerarmi la carne senza pietà, e il dolore diventare sempre più alto nascosto dai miei occhi chiusi e le mie espressioni dolenti. Il vento che soffiava, la pioggia che scendeva dai buchi del soffitto inondavano di desolazione ogni mia fibra, continuando a celarmi il chiarore del cielo con la nebbia. Avrei tanto voluto vederlo scintillare… Avrei tanto voluto vedere quell’azzurro, e quei raggi brillanti che mi scaldano sempre il viso… In quel paesaggio di morte mi sentivo lentamente cadere, sentivo la mia vita spegnersi colpo dopo colpo, mentre dall’elevazione che avevo preso, precipitavo. Precipitavo, nel nulla, verso il pavimento e la vita vera. Quella che ti uccide, quella che elimina la fantasia e i cieli scintillanti. È quella credo, che ha da sempre impedito all’uomo di spiccare il volo. E definitivamente stava per schiacciarmi verso le sue sconfitte reali. Si, decisamente deve essere colpa della terra stessa, quella che calpestiamo tutti i giorni, e che ci segna un confine specifico. Ci impedisce di credere, ci impedisce di sognare, perché ogni irrisolutezza, su essa, prima o poi sparisce o viene uccisa dalla razionalità di un pensiero datato da chi non conosciamo. “Forse è quindi vero che io non vincerò? Che io morirò qui?” Durante quella specie di caduta feci in modo di guardare Johan. Fermo, immobile come una leggendaria creatura impossibile e fantastica. E li mi venne un dubbio. Ma se ogni cosa fantastica del mondo viene uccisa dai carichi della realtà…. Come fa un’apparizione così elevata come la sua a continuare a brillare? È forse un dono del cielo? O sono solo io che riesco a vederlo così? Con…. Sbam. Manco mi aveva lasciato finire la frase. Il mondo scorreva così velocemente che aveva persino accelerato al mia caduta. Senza sentire più il corpo, rimasi inerme sul pavimento. Le ossa urlavano di dolore, e il sangue fuggiva a fiotti dalle mie ferite, per scorrere tra la pietra, mentre un angosciante sensazione di freddo mi avvolgeva. Gridai per diverse manciate di secondi, avvertendo muto ogni mio arto. Quel silenzio corporeo mi rimbombava nel cuore. Non riuscivo più a muovere un dito.Solo il calcio negli stichi che mi arrivò da Aster riuscì a farsi sentire, purtroppo. “ Ahahah, ti arrendi di gia, Cavaliere? Mi deludi, sai. E io che speravo di giocare un po di più… Indovina un po cosa ne farò di voi? Soffrirete tutti. Tutti tranne te, Judai. Tu sarai il mio schiavetto,personale. Mentre i tuoi compagni patiranno le pene dell’inferno, tu starai qui al mio fianco. Impotente, come sei adesso. Li sentirai piangere e urlare, ma non potrai mai fare niente. Ti va l’idea?” Sadico bastardo. Era perfettamente consapevole della sua cattiveria, e questo lo eccitava maggiormente. Le promesse mi ferirono più dei calci e della caduta. Sentivo rabbia, desolazione, dolore, tutto risalirmi nello stomaco e nel cuore stesso, che talmente pieno di emozioni, sembrava sul punto di scoppiare. Immobile piangevo e singhiozzavo frammenti di anima vogliosi di evadere da quel guscio colpevole che stava diventando il mio corpo, e l’odore della paura lentamente mi trascinava in uno stato comatoso di incoscienza. Vedevo i momenti forti attraversarmi, sbattermi in faccia a tutta velocità, solleticando la mia voglia di urlare più forte. “Insieme siamo arrivati al mondo inverso, e insieme ne usciremo” pesanti come il piombo, le parole fiduciose di Syrus si incastonavano con forza fra le mie orecchie. E Quella lettera… Quelle speranze…. Il suo sorriso, il suo amore e il suo tocco leggero sparivano piano piano nel buio, piano piano si disfacevano come fumo. Era così lontano, ma mai tanto vicino… Quella mano, stretta alla mia, in certe sere buie.. In certi momenti tristi,, Brillante come le stelle del cielo, un ultima sua immagine si frantumava. Perché? Perché devo morire adesso? Perché non posso guardare il cielo? Perché non posso alzarmi in piedi e abbracciare il corpo caldo di colui che amo e che da un senso alla mia stessa vita? È ingiusto. È ingiusto. È ingiusto che io, che non ho mai potuto assaggiare davvero l’amore, proprio ora debba andarmene da quella sicura sensazione di paradiso che avevo trovato. Separarmi da lui, decretava la mia decisiva morte cerebrale e sentimentale. Fissandolo negli occhi avvertì un movimento. Sebbene ghiacciato vidi le sue labbra sottili muoversi in un soffio. “ Ti amo” espirò fugacemente aprendomi in due l’essenza stessa dell’amore incontrollato. Quel “ Ti amo” scosse il mio cuore.Sogno o realtà, aprì gli occhi di nuovo. Non voglio morire. No, Cazzo, e non così. Ho troppo da perdere. Ti amo, ti amo anche io oltre ogni cosa, e darei ogni cosa per te. Non mi lasciare così, non permettere questo, ti prego non mi lasciare da solo in questo mondo nebbioso. Io voglio stare con te, non voglio più tornare indietro. Vivrò, per te, per tutti e due se necessario, ma tu sorridimi ancora una volta. Illuminami ancora una volta. Cascata di emozioni stesse uscì dal mio animo in una piccola e leggera lacrima cristallina. Innocente, sola… e invisibile, ma Quando quella goccia toccò il pavimento, ogni cosa cominciò a splendere attorno a me. La pioggia battente sembrò solo accarezzare il mio corpo, mentre qualcosa al di fuori della mia portata lo sollevava da terra, rilucendolo come una stella cometa. Scosso dal vento dorato, una strana sensazione di forza sconfinata mi gonfiò l’anima e una candida serie di piume si sprigionò dalla mia schiena, precedendo due bianche ali brillanti. Sentivo il cuore battere forte, e il corpo scosso dai brividi. Sentivo una voglia di vivere indomabile. Una spada argentata apparì d’incanto al mio fianco, e con mio grande stupore mi accorsi di essere vestito solo di semplici pannetti bianchi uniti da catenelle d’argento, che lasciavano intravedere un corpo pulito dal dolore del sangue. “ No!! Non è possibile!!” urlò Aster. L’energia di Brezza mi perforò. “ Piccolo mio, è il momento.Sono qui con te.” Disse una voce che proveniva dal più profondo del cuore. Giudato da una credenza impossibile, puntai la spada verso il nemico. “ è il momento che le ombre si facciano da parte.” Dissi agitando la lama fra le ali. È Quel momento incredibile. Quello che i ragazzini sognano guardando i film dei super eroi, quelli che nel cuore, un poco tutti speriamo davvero, nei momenti più bui. Era successo tutto così in fretta che faccio fatica a descrivere l’emozione che si può provare a scoprirsi angelo, e a puntare la spada brillante contro l’essenza della cattiveria. Voi, nel vostro piccolo, quando guardate le stelle nella notte nera, non vivete attimi simili col cuore gonfio? Effettivamente si, certe sensazioni sono difficili da spiegare. Mi ricordo solo del gigantesco fascio di luce che si sprigionò dalla lama, e poi di una grande sensazione di calore. C’era tutto bianco, troppo bianco, un elemento così forte che mi fece chiudere a forza gli occhi. Quando gli riaprì, Aster non c’era più. E nemmeno il vetro gigante che mi divideva dagli amici c’era più. Cazzo, mi prenderete per un rincoglionito, ma davvero, era tutto come prima. Ma c’era ancora la nebbia. E cosa più importante, Johan era ancora congelato. Ignorando le gambe doloranti, corsi inciampando nelle ali, verso di lui. Sentivo un fascio di lacrime accrescere, a ritmo con il mio cuore. Il sangue ribolliva, e man mano che mi avvicinavo a lui, perdevo i contatti con il resto del mondo. Quando toccai quella parete fredda avvertì un brivido. Misi la figura della mia mano sopra la sua e mi gettai contro il ghiaccio per piangere. Riversavo ogni colpa, ogni dolore accumulato, e ogni frustrazione nel vedere l’amore della mia vita ridotto così. All’improvviso, come molte cose in questa strana storia, anche il cristallo cominciò a vibrare e a scintillare. Un raggio così forte e così intenso che sembrava voler scoppiare. Con occhi confusi, vidi mille scheggie partire a destra e a manca e, in un esplosione di giochi di luce, l’immagine del ragazzo dai capelli verde acqua che mi aveva portato ad affrontare il limite della morte. Mi ricordo di un abbraccio convulso, pieno di lacrime e senza equilibrio. Non potevo credere di averlo davvero li, con me, come in tanti di quei sogni vividi che mi affollavano il sonno. Continuavo a toccarlo con ferocia, sentendomi sempre più ingordo di quel contatto con la sua pelle fredda e vittima di quegli occhi magnetici. L’espressione “ Sarei morto per te” mi faceva ridere. “ Ma, ma come….” “ Johan.” Lo interruppi preso da un adrenalina estranea.” Ti Amo.” Questa volta non mi si seccò la gola. Questa volta non persi i sensi. Questa volta non feci la solita figura da idiota che facevo di solito. Incredibilmente slanciato, gli feci capire non con le parole, ma con lo sguardo, che ero scampato all’oblio solo per la forza di quella semplicissima manciata di lettere. Una sfumatura rossa gli imporporì il viso, e Mi sembrò ancora più bello. Dopo un attimo di silenzio, un silenzio pieno di grida e di parole, lo vidi sorridere. Quel sorriso per la quale avevo ucciso, e per la quale avrei ucciso ancora e per sempre. “Anche io ti amo.” Se esiste davvero qualcosa di più magico e divinamente alto del Paradiso stesso, io di certo lo avevo superato. Per sempre. Sembra così strano, così piccolo come modo di dire. Non riesce assolutamente a precedere uno dei significati più importanti del universo intero.Contornati dalle piume leggere delle mie ali, ci staccammo da quel concetto astratto che era il mondo, come se stessimo volando fra le stelle. Incontrollabilmente il bisogno di essere più vicini sfuggì al controllo pudico della ragione, invitando le nostre labbra a cercarsi con una delicatezza prepotente che ancora adesso mi fa tremare. Un bacio fantastico, incredibile, che lasciò la prima impronta di una lunga serie che coronò la mia anima di argento, un bacio libero dalle aspettative, e dai crucci di un mondo imperfetto che riuscì ad elevarmi da ogni concetto mentale e fisico conosciuto. L’amore. Lontana concezione che impaurisce ed affascina limitate menti vogliose di conoscenza, e che lascia a bocca asciutta continui pronostici che puntualmente scardina.Non esiste giusto e sbagliato, e non esiste nemmeno la diversità quando si parla di emozioni. …Credo di averlo capito perdendomi nell’abisso dei suoi occhi, capito che, se proprio doveva essere considerata una diversità la nostra, certamente era la diversità più magica del mondo. Vicini, lontani, quell’unione perfetta è l’ultima cosa del lieto fine che ricordo, e che segna un temporaneo The end a questa fiaba, fiaba nemica della realtà scettica e libera dai pregiudizi che opprimono sempre gli spiriti magici delle anime stesse. Ricordo il calore del sole che di nuovo accarezzava il mio viso rivolto verso l’alto, rivolto verso un cielo tinto del tramonto rosato, lontano dall’idea del grigio della nebbia, che difronte a cotanta meravigliosa colorazione era fuggita. “ E ora?” “Ora a mangiare un panino che ho fame!” risposi ridacchiando. “Ma… E la Strega Nera? Se ci trovasse? Io non..." Johan mi guardò stringendomi forte il fianco e abbassando la testa. “ Vorrà dire che sconfiggeremo anche lei, insieme.” Dissi con tono dolce prendendogli le guance tra i palmi e dedicandomi di nuovo a quel piacere assoluto racchiuso nel bacio. E così fu, e così sarà. Darò vita alle leggende sognate da chi contiene ancora speranza, di chi crede nell’impossibile e di chi mai si arrenderà. Io e te, insieme, sconfiggeremo le ombre per sempre, ci volesse un giorno, ci volesse una vita. Non smettere mai di credere.

Le vedi le stelle,Judai? Riesci a scorgere dal vetro spesso della tua camera, gli astri brillanti, spazzati nel nero della notte?... Senti quel pizzico di magia, quando il loro bagliore argentato illumina i tuoi occhi? Mi raccomando, non dimenticarti mai di guardarle. Di guardarle anche per me.
Non essere triste, mi raccomando. Mi si spezzerebbe il cuore, se solo sapessi che a causa mia, il tuo viso perfetto venisse sciupato dalle lacrime.
Vorrei solo vederti sorridere ancora. Vorrei solo poter toccare, anche solo per sbaglio, la tua pelle calda e perdermi nell’ardore fatato dei tuoi occhi. Vorrei tanto poterti urlare, poterti sussurrare con il tocco leggero del sentimento che provo, che ti amo. Vorrei… Vorrei…
Vorrei non doverti dire addio. Desidero vivere, più di ogni altra cosa. Ma dopo averti donato il mio cuore in modo irrecuperabile, mi accorgo di non poter fare a meno che combattere per salvare la tua anima pura da quello che sono le ombre. E dopo forse, voleremo insieme oltre il Paradiso, nascosti per sempre tra le pieghe del cielo, lontani da questo mondo imperfetto.
Judai, tu mi hai insegnato a volare, sognare e Credere. E ora finalmente ci credo. Credo nella perfezione di questo amore spregiudicato dal mondo, e credo che anche se di me ti rimarrà solo un pezzo di carta, in ogni momento e in ogni istante che avrai bisogno e volgerai gli occhi alle stelle, io accorrerò a proteggerti dall’alto. Ed è per questo che ti difenderò ora, a costo della mia stessa vita, ora che ho trovato un motivo per lottare.
…… Sarai per sempre le mie ali?
Johan.
P.s I Love you


imageè Arrivato un nuovo Giorno
Un nuovo mattino di speranza.
Apri il tuo Cuore alla felicità
.
Nel luogo dove il cielo è Tutto blu.
Con il Suono della radio..
E con il cuore aperto,
Rivolgi il tuo Sguardo incontro al vento.
Quindi Uno. Due. Tre.

Now, i can say, that I Love You :3
:.::.:
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Icons by My Luky x3 E Set By Ehm... Me. Tutorialing <3
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E potevo mancare io? O mia cara Camilla <33 Sono io, il tuo DinoDino :3 Ricorda che ti voglio bene e che sei una cara amica per me. Non vedo l'ora di poter cantare la canzoncina insieme a te XD
p.s. vorrei sentire di continuo il tuo "Wiiii" xD
Baci :*

wii,arriva luke e ti sfatasha tutta la firma!!!mki no,volevo solo dirti che sei una persona fantastica...grazie,grazie,grazie,grazie,grazie,grazie e ancora GRAZIE INFINITIVAMENTE!!!!ti voglio tanto bene ,e ti ringrazio ancora,sei una delle persone più stupende che io conosca!!!!!!!!:3

WTF? Ancora non ti avevo scritto la dedica in firma! Che sbadato! Dovevo farlo prima quando eri presente nell'orda barbarica. Beh Cami...che dire...sei una ragazza pazzerella e speciale, pronta a consolarmi e a farmi divertire in qualsiasi momento, a tirarmi su il morale quando le ragazze sono ancora lontane. XD Però penso che questa volta ci siamo! Sto trovando una ragazza vicina e adatta a me! Ti farò sapere Cami bella <3 Un bacio dal Capo. :*


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Faccio uso improprio della tua firma +__+
Knight,ti voglio e ti vorrò sempre bene e voglio che tu sia felice ^_^
By Jan

[Topolino_mode_on] Fanculo non si entra nella firma degli altri!! [Topolino_mode_off]
Apparte scherzi... grazie di esistere!!!
By matquad
P.S. Wiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiiii XDXD

Ehilà...visto che c'è lo fatta a venire nella firma!!!!!^^..Comunque vito che ti voglio bene ma molto molto!!!!Sono venuto qui solo per rovinarti la firma e dirti che ti voglio BENEEEEEEEEEE!!!!!!!!!>:3 By Jiro!!!!!


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Evvai ho invaso la tua firma *mette la bandiera del suostatocreatodalui* grazie a i miei poteri temporanei, cami sei una grande amica, ti voglio tanto bene, amo cazzeggiare con te alle 02:00 di notte guardando talent 1, grazie grazie di tutto, vabbè Ti voglio troppo bene cami e tranquilla porterò il segretto della IS nella mia tomba by Infiltrato Segreto Jim

Cami, sei una ragazza pazza e spumeggiante, il tuo carattere mi piace proprio, tienitelo stretto u_u
Tif <3 [Sì, mi sono infiltrata pure io, ok? ;w;]
Piesse: devo ancora sentire il tuo "WIIIIIIIII!". VeVgogna.

Dato che invadere le firme fa tanto successo, lo farò anche io :3
Chu Cami ti voglio beeeeeene *w*
Spero di non fare casini con lo sfondo sennò mi killi .///.
Ti.Vi.Bi. Chuuu <3
La (D)Ely :***
p.s. Videochiamamiiiiiiiiiiiiii xDDDD


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view post Posted on 22/8/2009, 07:43Quote
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Status: Offline: ultima azione eseguita il 26/12/2009, 00:21


Nickname dell'autore: jiro55
Titolo:San Lorenzo night
Titolo dell'anime/manga/videogioco/Harry Potter di cui tratta:death note
Tema scelto:serata d'estate
personaggi:ryuk
rating:verde
genere:comico
Avvertimenti:tenete d'occhio soichiro
Breve descrizione dell'elaborato:la prima sera di san lorenzo vista da un dio della morte.


“Che mondo strano”esclamo ryuk guardandosi attorno,”nessuno sembra preoccuparsi della propria vita ,vero light”disse lo shinigamy voltandosi verso il ragazzo. Light annuì e continuo dritto per le vie che portavano a casa. “light” disse ryuk “si ?” rispose freddo il ragazzo. “ Hai una mela per caso,muoio di fame”
Light apri lo zainetto che aveva in spalla e ne tiro fuori una mela rossa e succosa, ”mmmhh…. Mela” e ryuk la divoro in un sol boccone. Nel frattempo light e ryuk erano arrivati a casa.
“Ciao mamma” disse light entrando in casa,”ben arrivato light vai in camera che la cena è quasi pronta”
Rispose la madre “grazie mamma” e light salì in camera.
“light !” disse ryuk appena entrati in camera “dimmi,cosa c’è ?” rispose light “Stasera farai a meno di me”
Disse lo shinygamy “in che senso ?” chiese light “nel senso che stasera esco e vado a vedere la città”
Disse lo shinygamy con aria divertita “okey” rispose rapido light e detto ciò lo shinygamy usi dalla stanza.
*incredibile* penso lo shiygamy * pensavo avrebbe tirato su una delle sue storie sul nuovo mondo e sul death note….oh bè meno male nn l’ha fatto*
“allora cosa posso fare ?” lo shinygamy volava sopra la città alla ricerca di qualche svago, “oh..e quello no non può essere” ryuk riuscì a trovare l’unico fruttivendolo che era aperto 24 ore su 24 “mmmhhhh…… che belle mele” ryuk si dimentico del tutto delle persone che potevano vedere mele volteggiare in aria e ne prese il più che poteva e fuggì via. Subito al fruttivendolo gli prese un colpo e cambio mestiere andando a fare il metalmeccanico. “evviva le mie mele”ryuk iniziò a mandar giù mele a gogo per 5 minuti,”bene” esclamo lo shinygamy pieno come un uovo,”ora cosa faccio…non mi và di tornare a casa per passare una serata a vedere light che si diverte a rubarmi il lavoro quindi penso che esplorerò la città dal basso”detto ciò ryuk scese dal albero dove si era rifugiato con le mele e inizio a camminare.
“Chissà che quartiere di tokyo è questo….” Ryuk si trovava nel quartiere ha luci rosse
“sembra un posto allegro”esclamo lo shinygamy “guarda quanta gente felice(nota del autore:chissa perché?) nessuna di loro è come sa che il loro destino è controllato da me e dagli altri shinygamy ,pensano tutti di essere proprietari del loro destino e invece siamo noi a controllarlo”.
“Chissà cosa avrà preparato di buono la madre di light,sicuramente un piatto semplice e buono,sicuramente ora saranno tutti a tavola:light,sua sorella,la madre e….”
“ehi , bella topolona come ti chiami?” ryuk si volto verso il tizio che aveva fatto la domanda,*mmmhhh….. chissà chi è quella ragazza vestita alla marinaretta che parla con quel tizio ubriaco*
“Shoichiro Yagami” rispose la ragazza *OH MIO DIO!!!!!!!!!!!!!!* riuk era bianco cadavere aveva gli occhi fuori dalle orbite e aveva il senso di vomito che gli percorreva tutto il corpo.
*è impossibile che sia lui…allora è questo il lavoro che lo faceva arrivare tardi a casa quasi ogni sera * lo shinygamy era sconvolto,anzi a dirla tutta sembrava ancora più cadaverico di prima.”E’ uno scherzo non può essere vero,un poliziotto come lui non può essere quello che i miei occhi vedono” ryuk decise di correre via per togliersi la nausea dal corpo,mentre correva vide una luce sfrecciare nel cielo notturno.
“Che diavolo era quello?” ryuk prese il volo e supero i palazzi fino ad arrivare nella scura volta celeste.
“Chissà cos….” Lo shinygamy rivide una di quelle scie luminose passargli di fianco,”ma che diavolo sono”esclamo ryuk “appagliono e scompiglio alla velocità della luce!!!!!” lo shinygamy era sconvolto “prima il padre travestito ed ora le luci che si accendono e spengono…basta mele la sera”.
“torniamo a casa che è meglio” mentre lo shinygami tornava a casa decise di fare il giro lungho e passare per il fiume ,mentre passava guardo il cielo.”UHAO!!!!” esclamo lo shinygami il cielo era pieno di quelle lucine che correvano per tutta la volta celeste come prede inseguite da un predatore.
“Sono bellissime nel nostro mondo non si vedono queste cose” appena lo spettacolo fu finito ryuk decise di tornare a casa in tutta tranquillità.
Quando fu a casa andò in camera di light,”Ciao light passato una bella serata?” Light era sulla sedia con in mano il death note e in faccia lo sguardo del solito pazzo omicida,ryuk lo fisso per un attimo”Lo prendo come un si”,”light?” chiese ryuk “cosa c’è ryuk lo sai che non devi disturbarmi quando faccio la faccia da pazzo” rispose light “okey,volevo chiederti cosa sono le luci che ci sono in cielo?”
“Dici le luci che si sono viste questa notte?” chiese light “esattamente” rispose lo shinygamy
“sono stelle cadenti, si vedono solo questa notte che è la notte di San Lorenzo dicono ch e ogni volta che le vedi devi esprimere un desiderio”
“grazie light” disse ryuk e inizio a pensare a ogni desiderio,mentre ryuk pensava la porta si aprii “Sono a casa” shoichiro yagamy era appena ritornato dal “lavoro” Ryuk lo guardo e corse in bagno a vomitare.
Appena finito di rigettare l’anima ryuk si mise alla finestra e penso,penso ai desideri penso a quanti cesti di mele poteva otterìnere grazie a quelli.


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image"Complimenti lei è l'ultimo arrivato nella Fan Fiction Summer Edition!!!!XD"
imageAdottino

 
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view post Posted on 22/8/2009, 12:44Quote
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Status: Utente anonimo


Nickname dell'autore: Stuck93
Titolo: Cyborg Like Human (?)
Titolo dell'anime/manga/videogioco/Harry Potter di cui tratta: DragonBall
Tema scelto: Nebbia
personaggi:C-17, C-18
rating: giallo
genere:Sentimentale/Angst (credo...)
Avvertimenti: nessuno
Breve descrizione dell'elaborato: 500 parole esatte, si svolge nel futuro da cui viene Trunks, dove i Cyborg n. 17 e 18 seminano panico e distruzione. Infatti hanno appena distrutto una città balneare e una fitta nebbia si è appena alzata...

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Odore di bruciato, puzza di morte percepibile da chilometri e chilometri, carne bruciata, vetri infranti. Macerie di palazzi erano ricadute sulle strade, distruggendole durante la caduta, pali e fili elettrici erano sparsi ovunque dando ai resti di quella che una volta era una fiorente città portuale, un'atmosfera di totale desolazione e distruzione. Come se non bastasse tutto ciò, una nebbia fitta si era alzata come spesso accadeva in quel posto così vicino al mare.
L'androide numero 17, il distruttore, stava cercando di accarezzare un cane, un bastardo randagio, che gli ringhiava contro. Ripensandoci, anche lui si sentiva un po' come quel cane pulcioso. Senza una casa, senza famiglia, girovago senza meta. Forse l'unica differenza tra i due era che l'animale non uccideva i suoi simili per divertimento. Quell'animale in fondo era più umano di quanto lui non lo sarebbe mai stato. Lo invidiava, per un attimo ebbe l'impulso di estrarre la pistola dal fodero e sparargli un colpo in mezzo agli occhi. Poi ci ripensò, guardando negli occhi il meticcio, occhi da cane bastonato, occhi di chi aveva appena perso tutto...sparare a quella creatura in quel momento avrebbe significato essere l'ultimo tra le bestie. “Ritieniti un bastardo fortunato, e non incrociare più la mia strada!” gli disse, come se il cane potesse capire il linguaggio umano. “C-17!” Esclamò una voce familiare, che riecheggiava tra i detriti della città. La sua compagna di scorribande si trovava davanti ad una vetrina rotta in un angolo, ma abbastanza integra per specchiarcisi. Notò che in lei c'era qualcosa di diverso: l'umidità della nebbia aveva reso i suoi bellissimi capelli dorati crespi e ribelli, non ce n'era uno che stava al proprio posto. Per un attimo trattenne l'impulso di ridere mentre C-18 gli sputava contro le sue sentenze, inacidita: guai toccare i suoi capelli! E di certo non poteva seminare panico e distruzione con un aspetto simile a quello di una vecchia strega. In un certo senso le faceva quasi pena. “La colpa è tutta tua! L'avevo detto io che dovevamo andarcene prima che si alzasse la nebbia” gridò lei. “E io so come rimediare!” rispose lui indifferente, sciogliendo la sua bandana arancione dal collo che ora sembrava nudo, e la legò tra i suoi capelli, nascondendo ciocche ribelli e quant'altro. Lei era sorpresa ed entusiasta allo stesso tempo. Quella bandana per C-17 significava molto, e se fosse stata una normale ragazza forse gli sarebbe saltata al collo felice. Ma si limitò a sorridergli piena di gratitudine, perchè la verità era che lei era solo un cyborg. Anche se forse l'avevano dimenticato, come avevano dimenticato anche la loro vita prima di diventare cyborg, ma anche loro erano stati umani come tutta la gente che si divertivano ad uccidere. Era normale, o quasi, provare sentimenti. Sensazioni nuove nascevano giorno dopo giorno, senza nemmeno che se ne accorgessero. L'androide arrossì quando il compagno che considerava quasi un fratello le fece i complimenti. Era forse questo che provava un umana quando si sentiva innamorata?

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S&R >> FFRebirth >>G&F>>WSS? >> NM>>XIII >>EFP >>DA


So this is Xmas
And what have you done

Another year over
And a new one just begun

And so this is Xmas
I hope you have fun
The near and the dear one
The old and the young
A very Merry Xmas
And a happy New Year
Let's hope it's a good one
Without any fear





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I Love my SistaH!!
 
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view post Posted on 22/8/2009, 13:04Quote
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The Witch Of Miracles

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Location: Rokkenjima of Abyss~


Status: Offline: ultima azione eseguita il 26/12/2009, 00:15


Mi ritiro ;__;" Non ho avuto "tempo" ne, ispirazione. Mi dispiace ç__ç'

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18 replies since 13/7/2009, 19:30
 
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